Il sostegno militare per gli ucraini provoca disagio pubblico in Italia


Manifestazione a sostegno dell'Ucraina, invasa dalla Russia il 24 febbraio, a Milano, 13 marzo 2022.

Sempre impeccabile, sorridente e cordiale, l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte non è, di solito, solito fare il bagno di sangue in pubblico. Tuttavia, giovedì pomeriggio, in piena diretta su Instagram, mentre il leader politico del Movimento 5 stelle (anti-sistema) veniva interrogato sui suoi rapporti con il suo partner di coalizione, il Partito Democratico (centro-sinistra) si è improvvisamente portato via : “Non funziona in questo modo. Non siamo il ramo di nessun altro partito politico, non siamo il successore di nessuno! »

Poche ore prima, il segretario del PD, Enrico Letta, aveva chiamato« irresponsabile » la riluttanza del M5S a misure per aumentare la spesa militare italiana al 2% del PIL, in reazione all’invasione russa dell’Ucraina. “Pensare che stiamo strumentalizzando questo problema delle spese militari è oltre ogni logica (…), significa che non ci conosciamo! »

Ritiro

Infine, dopo giorni di tensione tra il M5S e il capo del governo, Mario Draghi, è stato raggiunto un compromesso per evitare di mettere in pericolo il governo durante il voto al Senato del “decreto Ucraina”, che è stato infine approvato giovedì a larga maggioranza (214 »sì” contro 35 « mancato »).

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Ma, in realtà, è difficile vedere in questo arbitrato qualcosa di diverso da un ritiro: mentre il testo iniziale prevedeva l’innalzamento dello sforzo militare al 2% del PIL entro il 2024, questo aumento voluto dagli alleati italiani è ora definito solo come « graduale » e la scadenza è posticipata al 2028. Un’eternità in questi tempi di guerra nell’Europa orientale.

Nonostante questo voto, che offre alla maggioranza un po ‘ di tregua, la questione è ben lungi dall’essere risolta. Perché, in breve, è la posizione italiana nel gioco diplomatico in corso che è in discussione. Unito alle sanzioni contro Mosca nonostante la sua dipendenza dalle forniture di gas russo (40% dell’offerta italiana), il governo di Mario Draghi sembra avere più difficoltà a mantenere l’unità nelle sue fila sulla questione dell’opportunità di fornire armi all’esercito ucraino.

Il problema causa riluttanza a destra, specialmente all’interno della Lega (estrema destra), precedentemente apertamente filo-russa. Ma soprattutto agita il Movimento 5 Stelle, che perde costantemente influenza nelle opinioni (i sondaggi lo accreditano ora con il 15% delle intenzioni di voto), ma che rimane di gran lunga la prima formazione del Parlamento italiano.

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Pacifismo e reticenza

All’inizio, il gruppo fondato dall’umorista Beppe Grillo professava un pacifismo radicale, arrivando a mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti e l’appartenenza dell’Italia alla NATO. Pertanto, la riluttanza espressa da Giuseppe Conte non è venuta dal nulla. Potremmo anche parlare di un ritorno alle radici per il movimento, meno di un anno prima delle elezioni legislative che si preannunciano ad alto rischio per esso. È anche, per l’ex presidente del consiglio, un’occasione per rafforzare la sua posizione alla guida del partito, facendo a sbalzo il suo principale avversario interno, il Ministro degli esteri, Luigi Di Maio, costretto dalla sua posizione ad allinearsi rigorosamente alle posizioni di Mario Draghi.

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