I discendenti dell’ultimo re d’Italia tentano di reclamare i gioielli della corona | Italia


I discendenti dell’ultimo re d’Italia hanno presentato la prima richiesta formale di reclamare i gioielli della corona, che per quasi 76 anni sono stati nascosti in uno scrigno del tesoro in una cassetta di sicurezza presso la Banca d’Italia in mezzo a un lungo mistero sulla loro proprietà .

La banca prese in consegna i gioielli, costituiti da oltre 6.000 diamanti e 2.000 perle montati su spille e collane indossati da varie regine e principesse, il 5 giugno 1946, tre giorni dopo che gli italiani avevano votato per l’abolizione della monarchia e nove giorni prima del re Umberto II, che regnò per soli 34 giorni, fu bandito in esilio insieme ai suoi eredi maschi.

Umberto II aveva incaricato Falcone Lucifero, ministro della Casa Reale, di portare i gioielli a Luigi Einaudi, l’allora governatore della Banca d’Italia divenuto poi presidente, per la custodia.

Una tiara di diamanti appartenuta a Marie-José.
Una tiara di diamanti appartenuta a Marie-José. Fotografia: Eric Vandeville/Gamma-Rapho/Getty Images

Si dice che i gioielli siano stati l’unica parte del feudo reale a non essere stata confiscata dallo stato italiano dopo la demolizione della monarchia, elemento che potrebbe aiutare i discendenti di Casa Savoia, tra cui il figlio di Umberto II, Vittorio Emanuele di Savoia , e tre figlie, Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, riconquistano il possesso.

La famiglia spera anche che una nota criptica consegnata insieme allo scrigno del tesoro, in cui si afferma che i “preziosi” gioielli della corona devono essere “affidati alla custodia del cassiere centrale” e “tenuti a disposizione di chi ne ha diritto”, possa aiutare stabilire che i gioielli appartengano a loro e non allo stato.

Sergio Orlandi, legale della famiglia, ha dichiarato al quotidiano Corriere della Sera: “I Savoia si riprenderanno i gioielli”.

Si svolge martedì il primo “incontro di mediazione” tra Orlandi ei rappresentanti della Banca d’Italia e del governo italiano per discutere della pretesa della famiglia. Se le parti non riescono a trovare una soluzione, la famiglia procederà a citare in giudizio lo stato nel tentativo di riprendersi i gioielli, secondo il Corriere. Una richiesta informale era stata già respinta dalla Banca d’Italia a novembre. “Il [request for] il ritorno non può essere accettato, tenendo conto delle responsabilità del depositario”, hanno affermato gli avvocati della banca.

Fino ad ora, la famiglia non aveva mai intrapreso alcuna azione formale per riprendersi i gioielli per paura che potessero alimentare un’ondata di risentimento. Solo nel 2002 i discendenti maschi di Casa Savoia sono stati autorizzati a rientrare in Italia. Prima di tornare dall’esilio in Svizzera nel 2003, Vittorio Emanuele disse che non avrebbe rivendicato i gioielli della corona, aggiungendo che «non sono più nostri». Tuttavia, sperava che i gioielli sarebbero stati esposti al pubblico.

Tiara di diamanti e perle della regina Marie-José, ereditata dall'imperatrice Carlotta del Messico.
Tiara di diamanti e perle della regina Marie-José, ereditata dall’imperatrice Carlotta del Messico. Fotografia: Eric Vandeville/Gamma-Rapho/Getty Images

Nel 2006, un politico piemontese ha contattato Mario Draghi, l’attuale primo ministro italiano che all’epoca era governatore della Banca d’Italia, chiedendo se i gioielli potessero essere esposti in una mostra che si sarebbe tenuta nell’ambito dei Giochi Olimpici Invernali a Torino, la città del nord Italia che ospitò il palazzo reale. Draghi a sua volta ha chiesto al governo, ma i gioielli non sono mai stati esposti.

Un altro fattore che potrebbe supportare la tesi della famiglia è che si dice che i gioielli siano stati dati in dono a vari reali o fossero acquisti personali, invece di essere dati alla famiglia da indossare per le funzioni ufficiali negli anni della monarchia.

Non è chiaro quanto valgano le gemme, anche se in passato sono state fornite stime estremamente disparate di 18 e 300 milioni di euro.

Umberto II trascorse gli anni dell’esilio in Portogallo, senza mai più mettere piede in Italia. Morì all’età di 78 anni a Ginevra, dove era in cura per un cancro, nel 1983.

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