Sindaco italiano pro-rifugiato condannato a 13 anni per favoreggiamento all’immigrazione clandestina | Italia


L’ex sindaco di un comune italiano che ha rivitalizzato la sua comunità accogliendo e integrando i migranti è stato condannato a più di 13 anni di carcere per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e per “irregolarità” nella gestione dei richiedenti asilo.

Domenico Lucano, 63 anni, conosciuto localmente come Mimmo, l’ex sindaco di Riace, una piccola cittadina collinare nel sud della Calabria, è stato messo agli arresti domiciliari nel 2018 con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione illegale, appropriazione indebita e frode.

Secondo i magistrati, Lucano aveva violato la procedura di gara pubblica aggiudicando gli appalti della raccolta dei rifiuti a due cooperative nate per aiutare i migranti a cercare lavoro.

Il suo arresto è arrivato una settimana dopo che l’ex ministro dell’Interno italiano di estrema destra, Matteo Salvini, ha annunciato una serie di misure anti-immigrazione, che includevano tagli ai fondi per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Seguì anche il sospensione da parte dell’emittente pubblica, Rai, di un programma televisivo su Riace durante le indagini.

Durante il suo mandato, Lucano, ex maestro di scuola, ha reso Riace famosa per il suo tanto acclamato modello di integrazione come mezzo per invertire lo spopolamento. È stato salutato nel 2016 dalla rivista Fortune come uno dei 50 più grandi leader mondiali, avendo sistemato più di 500 rifugiati a Riace, una città di 1.800 abitanti, e impedendo la chiusura della scuola locale.

Giovedì l’ex sindaco è stato condannato a 13 anni e due mesi di carcere.

La sentenza è stata uno shock in Italia. Era quasi il doppio dei sette anni e 11 mesi richiesti dai pm.

Lucano è stato anche accusato di aver organizzato “matrimoni di convenienza” dopo aver aiutato a organizzare un matrimonio tra una donna nigeriana e un uomo italiano in modo che la donna, che era stata costretta alla prostituzione a Napoli, potesse vivere e lavorare legalmente in Italia. L’accusa era stata precedentemente respinta dalla Suprema Corte di Cassazione, la più alta corte d’appello italiana.

I manifestanti hanno espresso il loro sostegno a Domenico Lucano nel 2018.
I manifestanti hanno espresso il loro sostegno a Domenico Lucano nel 2018. Photograph: Matteo Bazzi/EPA

“Non ho parole, non me l’aspettavo”, ha detto Lucano ai cronisti dopo la sentenza. “Ho passato la vita a rincorrere ideali, ho combattuto contro la mafia; Mi sono schierato con gli ultimi, i profughi. E non ho nemmeno i soldi per pagare gli avvocati… oggi per me finisce tutto. Non c’è giustizia”.

La notizia della sentenza è stata salutata da Salvini – accanito oppositore della politica pro-migranti di Lucano – che si candida al consiglio regionale. Con Lucano candidato anche alle regionali, Salvini ha scritto: “La sinistra corre candidati condannati a 13 anni di carcere”.

Lucano ha detto che farà appello contro la sua sentenza. Resterà agli arresti domiciliari, perché in Italia le sentenze diventano definitive solo dopo due ricorsi, il secondo in Cassazione.

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