La storia del sovrano nero dei Medici dimenticato viene raccontata in un nuovo cortometraggio | Film


Wuando, in una calda giornata di luglio 1510, nei saloni di un nobile palazzo fiorentino, una serva partorì un maschio, nessuno avrebbe mai immaginato che il bambino sarebbe diventato Duca di Firenze ed erede dei Medici, uno dei più potenti dinastie rinascimentali. Tanto più che il ragazzo era nero.

Cinquecento anni dopo, Daphne Di Cinto, l’attore, scrittore e regista afro-italiano, apparso nella serie TV di Netflix Bridgerton come la giovane madre del Duca di Hastings, sta cercando di riportare in vita la sua storia e ha lanciato il trailer per il suo cortometraggio d’esordio, Il Moro, un dramma in costume ambientato durante il Rinascimento italiano e basato sulla vita di Alessandro de’ Medici, il primo capo di stato nero nell’Europa occidentale moderna.

“Ho scoperto la sua storia per caso, mentre stavo conducendo una ricerca per un altro progetto”, ha detto Di Cinto. “Sarò onesto, l’ho scoperto in uno di quegli articoli dal titolo Dieci persone nella storia che non sapevi fossero nere. E sono rimasto sbalordito. Non avevo mai saputo del suo passato e nemmeno la gente sembrava conoscerlo. Ho sentito fortemente che la sua storia meritava attenzione tanto quanto altri afropei meritano una rappresentazione nella nostra storia.

“Trovo così divertente che dopo aver dato alla luce fittiziamente il duca nero più famoso in circolazione, in un certo senso farei da madre a quest’altro duca nero raccontando la sua storia”.

Il film segue una disputa tra gli ultimi capi maschi della principale stirpe della potente famiglia Medici. Di Cinto afferma che il suo obiettivo è mettere in luce il vasto spettro di antenati neri e ripristinare una percezione positiva e stimolante dell’identità nera.

Alessandro, soprannominato il Moro (il Moro), era riconosciuto figlio illegittimo di Lorenzo di Piero de’ Medici, nipote di uno dei più illustri mecenati d’arte della storia, Lorenzo il Magnifico, simbolo della famiglia di banchieri fiorentini la cui ricchezza incoraggiava artisti e pensatori come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Machiavelli e Galileo. Gli studiosi hanno anche suggerito che un altro della dinastia, Giulio de’ Medici, che in seguito divenne papa Clemente VII, fosse il padre biologico di Alessandro.

Portrait of Alessandro de’ Medici by Agnolo Bronzino.
Portrait of Alessandro de’ Medici by Agnolo Bronzino. Fotografia: –

“La madre di Alessandro è stata ridotta in schiavitù e, secondo la legge dell’epoca, hai ereditato la condizione di tua madre”, afferma Di Cinto, nato da madre seychellese e padre bianco italiano.

“La sua vita è iniziata come una scalata verso l’alto. La gente non avrebbe molta considerazione per lui, il che è un sorprendente parallelismo con l’esperienza degli afropei di oggi. Oggi è legato al colore della pelle, allora si trattava della sua ‘nascita bassa’ – ha ancora lo stesso nome: discriminazione. In qualche modo, mi rivedo nella sua storia. Crescendo, dover giustificare il mio essere italiano era la norma. Ascolterete storie simili dai miei connazionali afro-italiani, molti dei quali non hanno nemmeno la cittadinanza nonostante siano nati e cresciuti in Italia».

La storia di Alessandro è anche quella di resilienza: nonostante fosse stigmatizzato e svantaggiato fin dalla nascita come “figlio di un servo nero”, nel 1530, dopo un accordo tra Carlo V e papa Clemente VII, fu incoronato Duca di Firenze e regnò per sei anni . Fu assassinato in un complotto ideato dal cugino Lorenzino de’ Medici, che lo attirò nella sua residenza la notte del gennaio 1537 e lo uccise con l’aiuto di un complice.

Cadde vittima dopo la sua morte di una pratica comune all’epoca nota come “condanna della memoria”, in cui membri della nobiltà o artisti venivano volutamente denigrati dagli studiosi, spesso al servizio dei sovrani, per cancellarli dalla storia. Due suoi dipinti sopravvivono nella Galleria degli Uffizi, di Giorgio Vasari e Agnolo Bronzino, oltre a numerosi libri, ricerche accademiche e documenti.

“Alessandro è stata negata una degna sepoltura”, dice Di Cinto. “Le sue spoglie furono deposte nella tomba di Lorenzo di Piero de’ Medici, nella Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze, senza nome né iscrizione visibile. Questo è un altro scopo del film: restaurarlo e ricordarlo”.

Il cortometraggio di 20 minuti è attualmente nel circuito dei festival cinematografici, con Alberto Boubakar Malanchino come Alessandro de’ Medici, Paolo Sassanelli come Papa Clemente, Balkissa Maiga come la madre di Alessandro e Andrea Melis come Ippolito de’ Medici. La clip sarà in parte finanziata da an campagna di crowdfunding in corso su Indiegogo, già parlando dello sviluppo della storia in un lungometraggio o in una serie.

“Volevo che questo film rappresentasse la battaglia per ripristinare e ispirare una percezione positiva dell’identità nera, non solo sullo schermo, ma anche sul set”, ha detto Di Cinto. “Era importante per me che il mio set rispecchiasse la società che voglio vedere: la mia troupe include donne nere, afro-italiani e membri della comunità LGBTQ+. La storia di Alessandro non è solo una black story, è la storia di tutti e spero che i miei spettatori vi si relazionino tanto quanto me”.

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