Euro 2020 è finito. La prossima stagione inizia ora.


In Europa, la maggior parte delle squadre ha ancora sei partite di qualificazione da giocare; molti altri dovranno negoziare un playoff prima di rivendicare i loro posti. In Asia, le fasi a gironi devono ancora iniziare. Anche l’Africa non è ancora in corso e ha un campionato continentale da inserire: la Coppa delle Nazioni dovrebbe svolgersi in Camerun a gennaio. Il lungo processo di qualificazione del Sud America è a un terzo del percorso: il Brasile è in testa alla classifica dopo sei partite, ma ne ha ancora 12 da giocare.

E in Nord America, il round finale allargato di qualificazione non inizierà fino a settembre, con le squadre che giocheranno 14 partite per scoprire quali si uniranno al Messico, l’unica cosa sicura della regione, nelle finali del prossimo anno. Tutto ciò deve inserirsi in un calendario di club già strizzato dal cambio di orario necessario per ospitare, per la prima volta e contrariamente a quanto originariamente pubblicizzato, un Mondiale svoltosi nell’inverno dell’emisfero nord.

Ciò costringerà i principali campionati nazionali europei – le competizioni che forniranno la maggior parte dei giocatori per la Coppa del Mondo – ad iniziare la stagione 2022-23 solo un po’ prima, al fine di consentire una pausa di un mese proprio nel bel mezzo delle loro campagne. Ma questo non significa che la prossima stagione si concluderà prima: la finale di Champions League, culmine della campagna club 2021-22, è prevista per il 28 maggio a San Pietroburgo. Ancora una volta, quel poco di elastico che si potrà trovare uscirà dalla possibilità di riposo dei giocatori.

Non è, infatti, fino all’estate del 2023 che i giocatori maschili dell’élite mondiale avranno un’estate per riposarsi e recuperare adeguatamente. La maggior parte di loro, comunque, europei e sudamericani. C’è un’altra Coppa delle Nazioni in programma per l’Africa quell’estate e anche un’altra Coppa d’Oro.

Come sempre, a farne le spese saranno i giocatori e soprattutto, ironia della sorte, coloro che riscuotono il maggior successo. È stato difficile, domenica sera a Wembley, non rimanere impressionati dalla compostezza, dalla calma, dall’ostinazione di Chiellini e Bonucci, quei vecchi guerrieri brizzolati nel cuore della difesa italiana. Hanno 220 presenze internazionali tra di loro.

Lo fanno da quasi due decenni, ormai. Meritano lo sfarzo e la cerimonia di un ricevimento ufficiale con il presidente italiano. Più di ogni altra cosa, però, meritano una pausa. Possono averne uno, ora. Ma dovrebbero solo assicurarsi di tornare al lavoro tra due settimane.

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