Euro 2020: la Francia batte la Germania, sempre sotto controllo


Alla fine, subito dopo l’inizio del secondo tempo, la Francia ha dovuto sudare. Quanto è durato è una questione di opinione: una stima bassa potrebbe averlo intorno ai 10 minuti; uno gonfiato lo collocherebbe da qualche parte vicino a un quarto d’ora. In ogni caso, non è stato molto lungo, non nel grande schema delle cose.

Solo in quell’unico periodo la Germania sembrava ricordare che era anche una delle superpotenze del calcio, che era in casa a Monaco di Baviera, che aveva una squadra piena di giocatori testati e provati nel calor bianco della Champions League. Solo in quel battito di ciglia France sembrò solo un po’ molestata, solo un po’ afflitta, solo un po’ incerta.

A parte questo, i campioni del mondo non erano altro che sereni, il risultato dell’1-0 nascondeva un divario tra le squadre. La Francia di Didier Deschamps era passata in vantaggio a metà del primo tempo, con Mats Hummels che sparava nella propria porta, e da allora ha navigato, imperturbabile e imperturbabile. I francesi erano più grandi, migliori, più forti e più intelligenti dei tedeschi; l’ospite non poteva mettere un guanto sul suo ospite.

Era il tipo di prestazione imperiosa che si adattava all’immagine che la Francia aveva all’ingresso nel torneo: un paese che ha una ricchezza di talenti quasi impossibile tra cui scegliere; una rosa che poteva essere lasciata a casa e sostituita, in toto, da un’altra squadra altrettanto dotata.

Ma non è, in verità, quel talento che caratterizza questa squadra francese. È, prima di tutto, il controllo che esercita su se stessa, sui suoi giochi. La Francia è tremendamente avara. Deschamps prende la sua squadra di tutti i talenti e la trasforma in un muro blu, sfidando gli avversari a trovare una via d’uscita. Quando ciò si rivela impossibile, quando si perdono d’animo, la Francia li fa fuori, con la sua forza d’attacco quasi comicamente potente.

E in secondo luogo, ciò che spicca della Francia è la sua grinta. In quei 10 o 15 minuti, quando la Germania si è alzata, quando Serge Gnabry avrebbe potuto segnare due volte, la Francia è tornata indietro e si è inserita, risoluta e immobile. Non era una tempesta, non proprio, ma di certo ha superato la burrasca. E poi, non appena la Germania si fu esaurita, la Francia si asciugò la fronte, si asciugò il sudore dagli occhi e riprese il controllo. Aveva un obiettivo; basta sempre un solo obiettivo. Ed è questo che preoccupa più di tutto la Francia: fare abbastanza.

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