In Italia, la corsa contro la morte di Alex Zanardi


LETTERA DA ROMA

Il pilota italiano Alex Zanardi nella cabina di guida della sua auto modificate, sul circuito Eurospeedway Lausitzring in Klettwitz (Germania), 11 maggio 2003.

Provinciale 146 è una delle più belle strade d’Italia, in mezzo a boschi e i vigneti della val d’orcia, tra le cittadine di Pienza, San Quirico e Montalcino. Offre un di questi paesaggi, toscana, è il sogno, delicatamente e in armonia, dove è facilmente cullati dall’idea che nulla può accadere.

Venerdì, 19 giugno, poco prima delle ore 17, un piccolo gruppo di ciclisti, accompagnati da diversi veicoli, si è lanciato a tutta velocità (50 km/h), in una lunga curva verso il basso. Il campione handisport italiano Alex Zanardi, 53-anno-vecchio, doppio amputato, di gruppo, con una mano-ciclo bici appositamente progettato per lui. Un piccolo urto gli fa perdere il controllo, e l’uomo colpito, dopo un lungo scivolo, un semi-rimorchio che percorreva la strada in senso inverso. Il sollievo arriva molto veloce, ma la situazione è drammatica : gravemente ferito alla testa e sfigurato, Zanardi è un elicottero di Siena, verso la policlinico dove si è sottoposto a tarda notte chirurgia d’urgenza a un intervento chirurgico al cervello. Non appena noto, la nuova apertura di tutte le notizie, relegando al secondo piano, per la prima volta in quattro mesi, la cronica quotidiana dell’epidemia del coronavirus. Il papa stesso ha reso noto che sta pregando per il suo recupero, e di inviargli un messaggio nel quale ha ringraziato d’“fare le disabilità lezione di umanità “.

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Fervore quasi religioso

Poiché, è come se in tutta Italia si sono riuniti davanti all’ingresso dell’ospedale di Siena, in ansiosa attesa di notizie del campione. Questi non sono buoni : operato di un nuovo tempo che lunedì sera, Zanardi è ancora in terapia intensiva, in uno stato “gravi ma stazionarie “e i medici non nascondono che hanno paura di danni neurologici irreparabile.

I giornalisti sono in attesa di un bollettino medico sullo stato di Alex Zanardi, di fronte all'ospedale Santa Maria alle Scotte, Siena, 20 giugno.

L’aura di Alex Zanardi, la sua tragica storia e della sua redenzione attraverso lo sport hanno fatto di lui un sacco di più di un grande atleta, una sorta di leggenda vivente, suscitando in chi si avvicina con un fervore quasi religioso. Nato nel 1966 a Bologna da una famiglia di modeste condizioni (suo padre era un idraulico), il giovane Alessandro, che ben presto divenne “Alex” è cresciuto nel cuore della “motor valley” italiana, in cui organizziamo la nostra vita intorno all’automobile e adora senza prenotazione per la Ferrari. Dopo aver seguito il corso normale di qualsiasi pilota incredibile, inizio nel karting nel 1980, la scoperta della Formula 3 italiana, per poi passare in Formula 3000, è arrivato in Formula 1, il piccolo Jordan, nel 1991. C’, la sua ascesa è in fase di stallo : nelle ultime quattro stagioni con la Jordan, Minardi e Lotus, tre stalle piuttosto abituati a fare numero, egli coglierà che un infelice punto, grazie ad un sesto posto nel Gran Premio del Brasile, 1993.

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