“Venezia è una città in agonia “


Lo scrittore italiano ritiene che, in un forum, come Venezia affonda perché i suoi abitanti non sono stati in grado di impedire l’alluvione che sommerse la città. Solo una organizzazione sovranazionale, sarà in grado di salvare dall’innalzamento delle acque.

Pubblicato oggi 04h28, aggiornati alle 08h28 Tempo La lettura di 8 min.

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Ritratto di Roberto Ferrucci
Ritratto di Roberto Ferrucci YANN LEGENDRE

Nella notte dal 12 al 13 novembre, Venezia è morto. Nulla a che fare con La morte a Venezia di Thomas Mann. Io parlo di un’intera città in agonia. E questa non è una semplice preoccupazione, perché la gravità della situazione, che le impedisce di lasciarsi andare ai transitoria emozioni. No, è un sentimento profondo che viene sopra di me mentre cammino e guardo intorno a me. Un senso di dolore e di incredulità. Una presa di coscienza : in alcuni casi, l’espressione “senza parole” ha un fondo di verità. Si può leggere un migliaio di storie, tra cui questo articolo, nessuno, nemmeno quelli che sono stati scritti da maestri come Hemingway, e Emmanuel Carrère, riesce a trasmettere il dolore, la rabbia, l’incomprensione, la paura, tutta questa gamma di sentimenti che solo un abitante di Venezia, solo per coloro che hanno scelto Venezia per la sua unicità, essendo l’unico che è nato lì, si può veramente sentire.

Esco da casa, armati di taccuino, una penna e il mio smartphone per scattare foto. Questa era stata la mia prima reazione è la notte del disastro, ma allora era troppo presto per fare un conto. Carcasse di vaporetti, alberi sradicati, i capitelli delle colonne distrutte, negozi distrutti, case rese inabitabili. I due vaporetti che urtarono in laguna si trovano vicino a me. Queste sono le barche 191 203 dell’ACTV, l’azienda di trasporto pubblico di Venezia. Erano ormeggiate lì per la notte. La tempesta ha colpito l’uno contro l’altro fino alla rottura. Di fronte, nel parco di Sant’elena, un mucchio di alberi sradicati. Mi tuffo a mano nella mia tasca, la mattina è grigia, ma sono costretto a mettere gli occhiali da sole. Voglio nascondere le mie emozioni, tenerli per me.

Inoltre, rue Garibaldi, uno dei più vivaci e più animato della città, dove gli abitanti vanno per l’ora del cocktail, per discutere in uno dei tanti caffè. Questa strada, uno degli ultimi ancora autenticamente veneziano, è stato inondato da una marea che sembrava uscito da una foto in bianco e nero datata nel lontano e infame, 4 novembre 1966, il giorno di l’acqua di grandi dimensioni. Tranne che cinquanta-tre anni sono passati da questa storica alluvione ; le foto in bianco e nero, non esistono più, sono stati sostituiti da un video digitale in alta definizione. La catastrofe, è, è, più di un mezzo secolo più tardi, mezzo secolo di progressi in quasi tutti i settori della nostra vita, in modo che, per Venezia, nulla è stato fatto, nulla avrebbe potuto evitare tale tragico episodio non si ripete.

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