La vittoria postuma dal musicista italiano DJ Fabo


In una sosta presso il significato storico, la Corte costituzionale italiana ha aperto a fine settembre la strada alla legalizzazione del suicidio assistito.

Da Jérôme Gautheret Pubblicato il 08 ottobre 2019 per 04h46 – aggiornata al 08 ottobre 2019 a 07h48

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LETTERA DA ROMA

DJ Fabo, prima del suo incidente.
DJ Fabo, prima del suo incidente. CORRIERE DELLA SERA

La vita di Fabiano Antoniani, meglio conosciuta in Italia con il nome d’arte di DJ Fabo, giunto a fine giugno 13, 2014, nelle vicinanze di Milano, per colpa di un incidente stradale. Colpiti da un’auto proveniente in senso opposto, così che era sceso a prendere il suo telefono e lui era alla guida senza cintura di sicurezza, il giovane è stato espulso dal suo veicolo e si è schiantato a terra, rotto, ha diversi metri di distanza.

Ma DJ Fabo morto due anni e mezzo più tardi, il 27 febbraio, 2017, in una clinica in svizzera, sulle rive del lago di Zurigo, dopo aver morso su un comando, innescando la somministrazione endovenosa di un potente barbiturico. Aveva appena compiuto 40 anni.

Reso cieco e tetraplegico da questo stupido incidente, il musicista, non riusciva neanche a respirare senza l’ausilio di una macchina. Aveva moltiplicato la invoca, la più alta autorità dello Stato per il diritto di abbreviare le sue sofferenze, senza alcun risultato. “Mi sono immerso in una notte senza fine, aiutami a morire “, così egli implorò il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel gennaio 2017, senza ulteriore risposta di un silenzio imbarazzante.

Un paio di settimane più tardi, la sua fidanzata Valeria Imbrogno, insieme con l’ex deputato europeo Marco Cappato (Partito radicale), è andato al confine con la Svizzera, dove il suicidio assistito è legale, per ottenere l’accesso alla sua richiesta, in violazione della legge italiana.

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Dimensione attivista

Ma l’approccio di amici di DJ Fabo non si ferma qui. E ‘ incluso anche una dimensione attivista. È appena tornato in Italia, Marco Cappato è andato alla polizia, a Milano, per accusare di“suicidio assistito “, nella sezione 580 del Codice penale italiano. Il suo obiettivo ? Ottenere un processo alla corte d’assise del tribunale, che avrebbe permesso a lui di denunciare l’incapacità dei parlamentari di legiferare sul fine vita.

Questa prova non accadrà mai, ma la provocazione dell’ex deputato avrà raggiunto il suo scopo. In una sentenza storica, resa mercoledì, 25 settembre, e relativi al procedimento a carico di Marco Cappato, la Corte costituzionale ha dichiarato che era impossibile perseguire qualcuno che ha assistito al suicidio di una persona che soffre di una malattia incurabile e in uno stato di voler consapevolmente porre fine ai suoi giorni.

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