In Italia, il fiasco della riforma delle pensioni ” a due velocità “



La riforma introdotta nel 1995, applicabile dopo un lungo periodo di transizione, di fronte alla crisi finanziaria del 2008.

Da Jérôme Gautheret Pubblicato il novembre 04, 2019 11: 10 am

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Un ministro Elsa Fornero – di scoppiare in lacrime in piena conferenza stampa di presentazione della riforma delle pensioni, all’inizio di dicembre 2011, mentre lei stava spiegando agli Italiani l’entità dei sacrifici che saranno necessari per evitare il collasso. È in questa scena drammatica che il dibattito sulle pensioni ritorna ancora e ancora, in Italia, quasi otto anni dopo, quando una gran parte dell’opinione pubblica continua a tornare sulla legge Fornero.

Per capire la portata del trauma, è necessario tornare indietro di vent’anni, nei primi anni 1990. Il sistema pubblico delle pensioni era basato sul principio della ripartizione, ed è stata caratterizzata da un’elevata molteplicità di procedure speciali e di estrema generosità, consentendo, in particolare, per le donne dal servizio pubblico per disegnare una pensione da quindici anni di contributi. Questa stravaganza era stato reso possibile dalla forte crescita e struttura, molto favorevole, della piramide delle età.

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Ma questa età dell’oro si conclude con la fine del “miracolo economico” e l’inesorabile invecchiamento della popolazione. Nel 1995, dopo anni di proroghe e rinvii, il governo Dini (un esecutivo tecnico, supportato dal centro e sinistra) osa affrontare questo problema politicamente esplosiva nel lancio piatto di sconto, il negoziato un piede all’altro con le parti sociali.

La chiave di questa riforma è la creazione di un nuovo sistema contributivo “nozionale” a contribuzione definita, a partire dal 1er Gennaio 1996, e la convivenza tra il nuovo calcolo e il vecchio : coloro che hanno già contribuito almeno diciotto anni di età, rimangono soggetti al sistema precedente, gli altri lavoratori che rientrano in entrambe le due regimi, mentre gli operatori del mercato del lavoro sarebbe soggetto solo per il sistema contributivo.

Riforma drastica e impopolare

Questo nuovo sistema offerto un sacco di flessibilità nell’età di pensionamento (separazioni sono state possibili dall’età di 57 anni) e doveva sposare l’evoluzione della piramide di età (doveva essere rivisto periodicamente). Ma aveva un grande difetto : non fa frutto solo dopo un lungo periodo di transizione. E si affaccia a un rapido invecchiamento della popolazione e un tasso di natalità in declino sostenibile, il che complica ulteriormente l’equazione.

Nonostante le numerose modifiche, tra cui la citata riforma Maroni, che è entrato in vigore nel gennaio 2006, che ha aumentato notevolmente l’età di partenza, questo dispositivo dovrà affrontare le conseguenze della crisi finanziaria del 2008-2009.

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