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IL GIALLO - Appuntamento con gli enigmi di Free Press
Una pillola amara
di ULLA HOPSTER

Bodo sapeva di poter visitare i luoghi dei delitti soltanto per ultimo, gli umani avevano paura che rovinasse le tracce. 
Avrebbe potuto convincerli del contrario ma essendo un cane intelligente andava bene anche così. Da qualche mese viveva con un commissario della polizia che aveva cambiato la sua vita da cane di strada in cane di squadra. Almeno era questa la battuta che ogni tanto faceva il commissario Forni davanti ai suoi amici che ormai si erano abituati alla nuova presenza.
In questo specifico caso Bodo dal pelo marrone e dalle zampe grandi nonché di origine sconosciuta sarebbe stato in grado di dare indizi significanti sull’assassino perché sentiva ancora la sua presenza nei dintorni. Finora però i commissari Mirto e Forni erano riusciti a risolvere i loro casi con grande sagacia. Cosi Bodo si fidava del loro”fiuto umano”.

INVESTIGATORI: Il commissario Mirto con Forni e Bodo
I PESONAGGI: Un gruppo affiato
RICCARDO DONI posava la testa sul tavolo della cucina come se si fosse addormentato dopo un uso esagerato di qualche stupefacente. Ma sulla sua tempia una piccola ferita svelava che il suo riposo non era per stanchezza. I poliziotti guardavano l’uomo di circa 35 anni. I suoi capelli erano di uno strano biondo finto, i suoi occhi privi di luce erano ancora semiaperti. Un collega della scientifica iniziava a svuotare il cesto dei rifiuti, sorprendentemente vuoto per una cucina. Con i guanti di lattice appoggiava un bicchiere di carta, una scatola di un forte antidolorifico, un involucro di cellophan dello stesso prodotto e una serie di scarti alimentari.
“Ti avevo detto che c’era qualcosa che non andava”, diceva spazientita una ragazza dai capelli biondi che camminava a passo deciso e svelto accanto ad un uomo che mostrava difficoltà di rimanere alla sua velocità. “Francesca, quante volte non vi siete sentiti senza che ti fossi preoccupata!?” “Si, ma doveva prendere la sua medicina e era sempre meticoloso in questo”, ribatteva Francesca, mentre scavalcava lo scuro cane che stava per terra, non intenzionato a fare spazio a chi volesse entrare in casa. “Speriamo che non l’ho toccato”, mormorava l’uomo, “questi cani di strada sono pieni di pulci!”
Nell’appartamento di Riccardo Doni era già arrivato suo fratello Marcello quando la strana coppia entrava, ignorando i poliziotti che lavoravano per salvare le tracce. Avendo trovato il portone aperto Francesca riponeva le sue chiavi nella borsa. Il commissario Mirto li accompagnava nel salotto dopo che si erano presentati come sorella e amico del morto. “Dobbiamo di certo aspettare il rapporto del medico legale”, iniziava il poliziotto, “ma possiamo dire che il vostro parente è morto stamattina verso le 9. Non è da escludere un omicidio. Capite...  le prime ore sono preziose, ora sono le 11. Se avete qualcosa da dire vi prego di darci tutte le informazioni.” Il commissario Forni si sedeva accanto al suo collega. Non si scandalizzava per l’apparente freddezza delle parole di Mirto. Era una persona concreta, non si sarebbe permesso di parlare in maniera simile di fronte a chi soffriva tanto.

MIO FRATELLO ha avuto un incidente tre mesi fa e si era ferito alla spalla,” iniziava Francesca, “il che gli impediva di lavorare. Avrebbe potuto ricominciare tra qualche settimana, quando sarebbe finita la sua terapia. Intanto doveva stare al riposo.” “Fortunatamente nemmeno aveva bisogno di lavorare,” commentava l'amico che si chiamava Filippo. Il commissario Forni non poteva fare a meno di annotare sarcasticamente che nel caso di Riccardo la parola "fortuna" fosse poco appropriata visto la fine che aveva fatto, e proprio perché era dovuto rimanere in questa casa senza lavorare.
“Francesca”, chiedeva Mirto con un sorriso riservato alle persone che considerava antipatiche senza nulla togliere alla sua imparzialità nella valutazione dei fatti, “come si è accorta che doveva essere successo qualcosa?” Francesca che non era tanto esperta nel decifrare sorrisi rispondeva accarezzandosi i capelli tinti: “Aveva finito la sua medicina per la quale avevo io la prescrizione e si era completamente dimenticato di avvertirmi prima di ieri sera. Ero andata stamattina presto a comprarla, però quando sono arrivata non mi ha aperto e non rispondeva alle telefonate. Quindi vi ho chiamato.”

IL CELLULARE del commissario squillava e lui ascoltava attentamente le notizie fornite dal medico legale, Valente. Ad un certo punto si faceva ripetere le informazioni sul contenuto dello stomaco.
“Credo che lei abbia qualcosa da aggiungere”, diceva il commissario. Francesca diventava pallida come i suoi capelli. 

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SOLUZIONE:
Francesca aveva chiamato la polizia perché era preoccupata per il fratello. Possedeva però la chiave dell’appartamento, e quindi era poco probabile che non fosse entrata per controllare. In realtà era già uscita da lì dopo aver ucciso il fratello. Inoltre i poliziotti avevano trovato nel cesto un pezzo di cellophan della nuova confezione del medicinale di Riccardo. Francesca stessa diceva di averlo acquistato solo la mattina, questo provava che era entrata in casa. Inoltre dall’esame del contenuto dello stomaco del defunto risultava che aveva già precedentemente preso la sua medicina.

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