RICCARDO DONI posava
la testa sul tavolo della cucina come se si fosse addormentato dopo un
uso esagerato di qualche stupefacente. Ma sulla sua tempia una piccola
ferita svelava che il suo riposo non era per stanchezza. I poliziotti guardavano
l’uomo di circa 35 anni. I suoi capelli erano di uno strano biondo finto,
i suoi occhi privi di luce erano ancora semiaperti. Un collega della scientifica
iniziava a svuotare il cesto dei rifiuti, sorprendentemente vuoto per una
cucina. Con i guanti di lattice appoggiava un bicchiere di carta, una scatola
di un forte antidolorifico, un involucro di cellophan dello stesso prodotto
e una serie di scarti alimentari.
“Ti avevo detto che c’era
qualcosa che non andava”, diceva spazientita una ragazza dai capelli biondi
che camminava a passo deciso e svelto accanto ad un uomo che mostrava difficoltà
di rimanere alla sua velocità. “Francesca, quante volte non vi siete
sentiti senza che ti fossi preoccupata!?” “Si, ma doveva prendere la sua
medicina e era sempre meticoloso in questo”, ribatteva Francesca, mentre
scavalcava lo scuro cane che stava per terra, non intenzionato a fare spazio
a chi volesse entrare in casa. “Speriamo che non l’ho toccato”, mormorava
l’uomo, “questi cani di strada sono pieni di pulci!”
Nell’appartamento di Riccardo
Doni era già arrivato suo fratello Marcello quando la strana coppia
entrava, ignorando i poliziotti che lavoravano per salvare le tracce. Avendo
trovato il portone aperto Francesca riponeva le sue chiavi nella borsa.
Il commissario Mirto li accompagnava nel salotto dopo che si erano presentati
come sorella e amico del morto. “Dobbiamo di certo aspettare il rapporto
del medico legale”, iniziava il poliziotto, “ma possiamo dire che il vostro
parente è morto stamattina verso le 9. Non è da escludere
un omicidio. Capite... le prime ore sono preziose, ora sono le 11.
Se avete qualcosa da dire vi prego di darci tutte le informazioni.” Il
commissario Forni si sedeva accanto al suo collega. Non si scandalizzava
per l’apparente freddezza delle parole di Mirto. Era una persona concreta,
non si sarebbe permesso di parlare in maniera simile di fronte a chi soffriva
tanto.
“MIO FRATELLO ha avuto
un incidente tre mesi fa e si era ferito alla spalla,” iniziava Francesca,
“il che gli impediva di lavorare. Avrebbe potuto ricominciare tra qualche
settimana, quando sarebbe finita la sua terapia. Intanto doveva stare al
riposo.” “Fortunatamente nemmeno aveva bisogno di lavorare,” commentava
l'amico che si chiamava Filippo. Il commissario Forni non poteva fare a
meno di annotare sarcasticamente che nel caso di Riccardo la parola "fortuna"
fosse poco appropriata visto la fine che aveva fatto, e proprio perché
era dovuto rimanere in questa casa senza lavorare.
“Francesca”, chiedeva Mirto
con un sorriso riservato alle persone che considerava antipatiche senza
nulla togliere alla sua imparzialità nella valutazione dei fatti,
“come si è accorta che doveva essere successo qualcosa?” Francesca
che non era tanto esperta nel decifrare sorrisi rispondeva accarezzandosi
i capelli tinti: “Aveva finito la sua medicina per la quale avevo io la
prescrizione e si era completamente dimenticato di avvertirmi prima di
ieri sera. Ero andata stamattina presto a comprarla, però quando
sono arrivata non mi ha aperto e non rispondeva alle telefonate. Quindi
vi ho chiamato.”
IL CELLULARE del commissario
squillava e lui ascoltava attentamente le notizie fornite dal medico legale,
Valente. Ad un certo punto si faceva ripetere le informazioni sul contenuto
dello stomaco.
“Credo che lei abbia qualcosa
da aggiungere”, diceva il commissario. Francesca diventava pallida come
i suoi capelli.
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SOLUZIONE:
Francesca aveva chiamato
la polizia perché era preoccupata per il fratello. Possedeva però
la chiave dell’appartamento, e quindi era poco probabile che non fosse
entrata per controllare. In realtà era già uscita da lì
dopo aver ucciso il fratello. Inoltre i poliziotti avevano trovato nel
cesto un pezzo di cellophan della nuova confezione del medicinale di Riccardo.
Francesca stessa diceva di averlo acquistato solo la mattina, questo provava
che era entrata in casa. Inoltre dall’esame del contenuto dello stomaco
del defunto risultava che aveva già precedentemente preso la sua
medicina. |