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COMMERCIO - Si parla sempre più... straniero
Negozi in mano agli stranieri
Profonda trasformazione. Nuove insegne e nuovi prodotti cambiano il volto
della città. Tanti esercizi aprono e chiudono. Indifferenza degli amministratori

di ARMANDO VIGNAROLI

PERUGIA - La città sta vivendo una profonda trasformazione anche nel settore del commercio. Tanti negozi  non passano più dai genitori ai figli.

Li rilevano gli extracomunitari. Sono molti gli stranieri che stanno prendendo il posto dei commercianti storici e, visti i tempi che corrono, aumenteranno costantemente. Quando sono scomparse le insegne prestigiose del Falci, Vitalesta, Il Trasimeno, Sereni, Servadio, e via dicendo, gli amministratori hanno ignorato i segnali che giungevano dal cambiamento in atto. Pensando ai progetti faraonici  hanno continuato, e continuano ancora, a praticare il decentramento degli uffici, degli enti e degli istituti snaturando l'assetto del centro storico. 

Nei negozi si parla sempre più spesso... straniero. In piazza Piccinino, dove c'era il negozio di numismatica e filatelia, ora c'è una società di giordani che vendono Kabab (gustoso arrosto misto di tacchino/pollo o vitello/tacchino). In Piazza Cavallotti, Hossain Mokarram, del Bangladesh, ha rilevato un alimentari mentre in via dei Priori i suoi genitori hanno aperto un minimarket di prodotti tipici indiani. 

Il fratello di Hossain vende articoli da regalo proprio di rimpetto al Bangladesh Alimentari. 
In via Bonazzi hanno aperto il Bengal Gift. Anche via Pinturicchio pullula di stranieri; a parte il ristorante cinese e gli internet-point già presenti da tempo, al civico 13 un congolese, Konde Nzuka, ha rilevato da un italiano un negozio di telefonia,  al numero 44 la brasiliana, Iracy De Sousa, propone dal mese di Aprile un vasto assortimento di artigianato indigeno . Al civico 76, dove c'era un restauratore di mobili, ora c'è un ragazzo della Costa D'Avorio che noleggia gli scooter. 

A Porta Pesa dei cinesi hanno rilevato prima un Sidis e poi hanno trasformato un negozio di ottica in uno di abbigliamento. L'elenco potrebbe continuare a lungo. "Il fenomeno - ha detto Enrico Guadagni, 47 anni, membro della cooperativa di servizi Euclide - è iniziato diversi anni fa con l'apertura di tanti ristoranti cinesi poi sono seguiti i generi alimentari e prodotti etnici gestiti da africani, quindi gli internet point e man mano gli altri. 

Molti stranieri aprono le attività senza un minimo di esperienza tanto se le cose vanno male hanno ben poco da perdere. Generalmente non hanno beni personali e quindi i rischi sono relativi. Anche dal punto di vista penale, se non pagano un titolo, una contravvenzione o se commettono qualche cosa che gli fanno? Quindi aprono, chiudono e riaprono come vogliono. 

E' vero che se non ci fossero gli extracomunitari a fare gli imbianchini, i muratori, i fabbri, i panettieri, i pasticceri o gli assistenti degli anziani non avremmo più alcuna sussistenza e crollerebbe la nostra società. In prospettiva, saremo inevitabilmente fagocitati dagli stranieri e purtroppo a breve termine perderemo anche la nostra cultura." 
 
 
 

 

STRANIER: sono arrivati anche al Mercato Coperto
MERCATO COPERTO: uno  stand 
gestito da stranieri

COMMERCIANTE: Originaria del Brasile
COMMERCIANTE: Iracy De Sousa

EUCLIDE: uno dei primi internet point di Perugia
EUCLIDE: l'Internet cafè 
di C.so Bersaglieri

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by Consulting s.r.l. 2006