| di ARMANDO VIGNAROLI
Non nascondo che quando incontro
le persone che chiedono l’elemosina mi prende l’ansia e mi assale la tristezza.
Succede sempre più spesso; davanti al bar, al supermercato, alle
scale mobili, alla cassa del parcheggio, per non parlare di quando incrocio
i semafori o di quando faccio due passi al centro storico. Praticamente
è uno stress continuo perché, loro, sono sempre lì.
Ogni giorno mostrano cartelli strappacuore, santini e foto di bambini,
sguardi imploranti e malinconici. Tendono la mano e insistono, insistono.
Sia ben chiaro, non ho nulla contro quelli che chiedono l’elemosina. In
fondo, se non hanno di che vivere è naturale che lo chiedano ad
altri per andare avanti nella vita. Qualche volta ho dato degli spiccioli
al primo che ho incontrato, anche al secondo e pure al terzo ma non ho
potuto accontentare il quarto il quinto e via dicendo. E’ impossibile accontentare
tutti e tutti i giorni. Certo non fa piacere vedere giovani e meno giovani,
uomini e donne, che tendono la mano. Sono ovunque, in periferia, al centro
storico; uomini seduti per terra, donne con bimbi in braccio, ragazzi attorniati
da cani e bottiglie di birra. Vorrei poterli aiutare ma non posso ed è
per questo che mi prende l’ansia e mi assale l’angoscia. Forse siamo in
tanti a provare questi stati d’animo ma non è giusto sentirsi in
colpa per situazioni che ovviamente non abbiamo creato noi. In fondo,
il problema dovrebbe essere risolto dai responsabili delle amministrazioni
comunali. Chissà quanti finti mendicanti ci saranno tra quelli che
chiedono l’elemosina. I tutori dell’ordine potrebbero fare controlli mirati,
verificare documenti e le reali necessità delle singole persone.
Quelli che hanno veramente bisogno potrebbero essere aiutati dalle associazioni
preposte al riguardo, nelle strade ci sarebbero meno accattoni, i cittadini
subirebbero meno stress e l’immagine di Perugia ne guadagnerebbe non poco.
Ad Assisi, per esempio, non si vede neppure un mendicante. Sapete perché?
Perché i vigili vigilano.
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