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PERUGIA - Indifferenza e trascuratezza da parte degli amministratori locali
"Scusi, dove c'è un bagno pubblico?"
di ARMANDO VIGNAROLI

Per pudore e forse per ipocrisia si preferisce non parlarne, ma la cosa interessa un po’ tutti. 
Al bagno si mette piede almeno tre volte al giorno; il numero aumenta se si prendono diuretici o si beve birra. Va tutto bene se siamo intorno a casa ma appena ci allontaniamo il problema si presenta e, spesso, si fa serio. I bagni pubblici sono utili non soltanto nelle stazioni, nei porti, aeroporti ma anche nelle città. A Perugia, piuttosto, ci sono i bagni pubblici? Antonio Belia, 52 anni, titolare del Bar Duomo ha detto: “Non lo so se in città ci sono i bagni pubblici. Fino a due anni fa ce n’era uno in via della Gabbia ma il Comune lo ha trasformato in archivio. Qui vengono tanti ragazzi per usufruire del bagno”. “Penso che in città non ci siano bagni pubblici. - ha commentato Gianfranco Viggiano, 32 anni, comproprietario del bar Papaya - se ci fossero la gente non andrebbe a scaricare flussi fisiologici in ogni angolo della strada”. “Da sei anni vivo a Perugia, non ho mai sentito parlare di bagni pubblici. Sarebbero indispensabili, per evitare anche l’odore nauseabondo che si sente in via della Gabbia e via dell‘Orso”, ha ribattuto Annalisa Giannantonio, 27 anni, socia di Viggiano. Vicino c’è il Palazzo dei Priori, siamo entrati al Corpo di Guardia ed abbiamo chiesto: “Scusi, dove c’è un bagno pubblico?” . “Ci dovrebbe essere ma non sò esattamente dove”, ha risposto la giovane vigilessa in servizio la mattina del 9 giugno. Una sua collega ha aggiunto: “Ce n’è uno alla Rocca Paolina ed un altro in via Boncambi”. Arrivati a Piazza Italia scendiamo con la scala mobile il primo tratto della Rocca ed entriamo al BookShop. Solita domanda e la cassiera, indicando una scalinata, dice: “Salendo, si trova sulla sinistra”. Due rampe di scale, un breve corridoio e finiamo in viale Indipendenza. Torniamo indietro, ci guardiamo intorno, non vediamo indicazioni. Il bagno (si fa per dire) c’è, è seminascosto in un ballatoio; tre “buchi” stretti e maleodoranti, niente docce, mattonelle rotte, lavandino privo di tubi e del rubinetto per l’acqua, l’elevatore ha un cartello con su scritto “Fuori Servizio”, nessun custode”. Ma come si fa a tenere un bagno in quelle condizioni? Scattiamo qualche foto e poi andiamo in via Boncambi. La via non si legge per le condizioni della scritta. Sotto c’è una targhetta con l’indicazione W.C. Il locale, piccolo e tenuto in condizioni pietose, ha due bagnetti con porte automatiche. Ci vuole attenzione e destrezza per non rimanere incastrati alle pareti. Forse è per questo che è custodito. “Siamo aperti dalle 9 alle 19”, ha detto Paolo, dipendente della cooperativa B.S.E.I. che ha l’appalto di custodia e pulizia. All’ingresso non c’è il cartello con l’orario. Tutto sommato, forse, è un bene che la maggior parte della gente non conosca l’esistenza di questi tuguri. L’immagine della città risulterebbe ancora più sbiadita. Perugia, comunque, non merita tanta trascuratezza. L’assessore Chianella ha detto che “per arginare il fenomeno del cattivo odore che deriva da chi orina sui muri, è stata avviata la manutenzione dei sistemi di illuminazione, la pulitura delle lampade e il potenziamento dei punti luce”. Come si può sperare che anche Perugia abbia bagni pubblici decenti?
 
 
 
 
 
 

 


Il bagno di via Boncambi

Antonio Belia del Bar Duomo


Annalina Giannantonio e 
Gianfranco Viggiano 
del Papaja

 

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