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Il Punto
Le mani sulla città
di CLAUDIO ABIUSO

Dal 1947 Perugia è amministrata ininterrottamente da Giunte di sinistra o centrosinistra e da sindaci comunisti, socialisti e massoni, con la breve parentesi del cattocomunista Gianfranco Maddoli, al punto da indurre Ernesto Galli della Loggia a scrivere il libro “Rossi per sempre” dove descrive il “regime di sinistra” che stringe Perugia e l’Umbria in una rete di potere, di affari, di clientele, e impedisce nei fatti il ricambio democratico del sistema. 
Il declino industriale della città è sotto gli occhi di tutti; la principale impresa cittadina è ormai la Pubblica Amministrazione, con tutto il sistema ad essa collegato: le aziende controllate direttamente come APM, SIPA, GESENU, Umbria Acque, Umbria Rete, ecc o indirettamente, con appalti e subappalti o concessioni edilizie e stradali, infine il sistema delle cooperative, sulle quali le recenti inchieste sulla Ipercoop di Giombini e sull’Unipol di Giovanni Consorte stanno iniziando a fare chiarezza.

PLASTICO: La cubatura supererà i 62.000 mc.
IL PLASTICO dell'ampliamento del 
mercato coperto
 A Perugia, terminati i fondi del terremoto, oltre alla nuova bretella per il Silvestrini necessaria per l’accesso al nuovo polo ospedaliero ma sicuramente da realizzare con un po’ più di trasparenza verso i cittadini espropriati sul luogo, e per l’aeroporto di Sant'Egidio (era ora), il “sistema” si è inventato prima la trasformazione della E45 in Autostrada a pedaggio obbligatorio (pur con una spesa prevista di 18.000 miliardi di vecchie lire) invece di migliorare gli accessi alla città ogni giorno più ingorgati, quindi il Minimetro e lungo il suo percorso le grandi speculazioni: il nuovo stadio a Pian di Massiano, su cui è caduto Gaucci, l’abbattimento del Policlinico Monteluce  per fare spazio ad una nuova speculazione di 600.000 mc, la “Nuvola Rosa” in via Pellini (anch’essa a rischio frana) ed infine in pieno Centro Storico i 62.430 mc del Pincetto: il nuovo Mercato Coperto.

Un’enorme colata di cemento, una nuova Ipercoop da inserire nel cuore della città, in un’area tra le più sensibili e vincolate: Vincolo paesaggistico-ambientale, Bellezza panoramica, Complesso storico caratteristico, Area di interesse archeologico dall’Età del ferro, agli etruschi, ai romani, fino al medioevo. Il progetto inoltre non è compatibile con il Piano Regolatore Strutturale e quindi con il P.T.C.P. della Provincia, in quanto l’area di Piazza della Rupe è classificata tra le aree pubbliche pedonali nelle quali non è consentita alcuna edificazione (art. 86 TUNA), il Parco del Pincetto è classificato fra le aree a verde pubblico nelle quali non è consentito alcun incremento volumetrico, ne è possibile realizzarvi i previsti parcheggi sotterranei. 
Inoltre l’intervento è in contrasto con l’Accordo di programma con Regione e Ministero dei Lavori Pubblici del 1998, ove è prevista la riqualificazione degli Arconi, del Pincetto e di Piazza della Rupe, senza nuove edificazioni.  Come risolvere tutto questo? Semplice: modificando il P.R.G., il P.T.C.P., il T.U.N.A. e l’Accordo di programma, tutto piegando agli interessi delle Lobby al potere nella nostra sfortunata città. 

Vi sono inoltre grandi problemi geologici e di sicurezza statica: in realtà la struttura del Pincetto è molto simile a quella della frana di San Francesco al Prato, su cui la Procura di Perugia ha recentemente richiesto i rinvii a giudizio per “disastro colposo” di 5 tra geologi comunali e direttori dei lavori. L’area è in frana fin dal milletrecento e venne consolidata dalle ben note Briglie di Braccio, le indagini eseguite indicano “presenza di ingenti spessori di materiali poco addensati, instabilità dinamica per moti franosi” e affermano: “Al momento non è stata analizzata la stabilità globale nelle condizioni transitorie di costruzione”. 
L’Amministrazione ha cosi deciso “di garantire la stabilità con una paratia tirantata alta 30 metri (appesa cioè, con 6 ordini di tiranti ancorati sull’unico terreno solido: sotto Corso Vannucci) e un monitoraggio continuo della paratia per tutta la durata dei lavori”. 

Resta inteso che nel caso il monitoraggio dovesse indicare cedimenti della Paratia, basterà sgomberare (si spera rapidamente) il Palazzo del Capitano del Popolo, ovverosia l’attuale Tribunale, sperando che i tiranti non si portino appresso anche tutto Corso Vannucci. 
Tutto sommato, forse sarebbe l’occasione giusta per rinnovare l’intero Corpo Giudiziario perugino.

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