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IL GIALLO - appuntamento con gli enigmi di Free Press
Alibi perfetto
di ULLA HOPSTER

I commissari Mirto e Forni tornavano in ufficio dopo il loro pranzo. 
Con lo sguardo che è abituato a notare anche i minimi dettagli osservavano gli altri passanti che dividevano il marciapiede con loro. Forni si accarezzava incoscientemente la sua pancia piena che stringeva un po’ dopo il pasto e faceva posto per un grande cane rossiccio che trotterellava nella direzione opposta. Un ragazzo fiero di essere diverso dai suoi genitori lo richiamava con un urlo arrabbiato e violento constatando soddisfatto che l’animale ritornava con la coda tra le gambe. 
“Tornerò direttamente dopo il lavoro”, diceva un signore mentre chiudeva il portone di casa che dava sulla strada. Saliva sulla sua macchina gettando un borsone sul sedile posteriore. Partiva senza badare al cane che stava attraversando la strada in un secondo tentativo di fuga accompagnato dal tifo silenzioso dei due poliziotti. Non potevano certamente immaginarsi che la stessa sera sarebbero tornati là, entrando proprio in casa di questi signori.


Partendo Bodo si rilassava e lo faceva appogiando il muso sulla spalla del commissario Forni
Verso le 19 li raggiungeva la notizia che un certo Filippo Rezzi era morto a seguito dell'uscita di strada della sua auto in un rettilineo. Alle 20 i due commissari giravano intorno alle altre auto intanto che il loro collega ed amico, il medico legale Valente aveva iniziato i primi esami del cadavere. Uno degli uomini della scientifica portava il cellulare di Filippo Rezzi e Mirto richiamava l’ultimo numero. “Buonasera” rispondeva una voce femminile, “mi dispiace ma ancora non ho controllato tutti i documenti che mi aveva lasciato.”Il commissario Mirto, sorpreso chiedeva: “Con chi parlo?”
Si trattava di Maria Fanelli, segretaria personale di Filippo Rezzi. Circa 10 minuti dopo arrivava con la sua bicicletta. “Pensavo di essere più veloce senza mezzo motorizzato”, e i poliziotti non potevano fare altro che darle ragione. Si toglieva il casco e la segretaria si trasformava in una donna intorno ai 50 con un viso attento e intelligente, e anche se Forni aveva meno anni non poteva negare di aver avuto sempre un debole per queste donne.

“Oggi il signor Filippo Rezzi mi aveva chiesto di controllare alcuni conti degli ultimi mesi”, rispondeva Elisabetta alla domanda del commissario Mirto. “Ma poi suo cugino e socio, Giovanni Rezzi mi aveva detto di lavorare a casa in quanto serviva la mia postazione di lavoro.” “A che ora ha lasciato Giovanni, il cugino?” “Forse alle 6 e un quarto. Lui liberava subito la scrivania per fare dei disegni tecnici.” “Succedeva spesso che i due soci non davano gli stessi suggerimenti?” Le chiedeva il poliziotto, meravigliandosi della velocità con la quale Elisabetta si era abituata a parlare nel passato del defunto. “Io ero assunta da Filippo, perciò normalmente mi spiegava lui i miei compiti.”

La telefonata del medico legale avvisava Mirto e Forni che nel corpo di Rezzi avevano trovato un sonnifero in un alto dosaggio che avrebbe influenzato notevolmente la sua capacità di guidare. Era poco probabile che qualcuno scegliesse di suicidarsi in questa maniera coinvolgendo tante persone innocenti. Prima dell’incidente verso le 18.30 era stato visto con un’altra persona nel suo locale preferito “After Work”, come diceva il risultato delle prime ricerche, ma considerando l’ora e l’affollamento il barista non si ricordava niente circa l’accompagnatore.
Forni guardava l’orologio: le 20. Decidevano di fare una visita al socio di affari Giovanni Rezzi, abitante in quella villetta dove, come avevano saputo casualmente era intenzionato a tornare appena finito il lavoro. “Infatti”, lo confermava sua moglie Francesca, “mio marito è rientrato verso le 18.15. Dopo lui è andato nel suo studio ascoltando della musica classica.” Giovanni Rezzi guardava sua moglie con stupore. “Lei conosceva bene il cugino di suo marito?”

Francesca taceva per qualche secondo. “non posso dire che mi era molto simpatico. Non mi piaceva il modo in cui amministrava i soldi che erano di entrambi i soci…” “Francesca! E questa casa che ha lasciato tutta a noi, nonostante che abbiamo utilizzato anche i suoi…” Giovanni si interrompeva. “Scusate”, si rivolgeva ai poliziotti, ovviamente ancora sconvolto per l’accaduto. Mirto si ritirava con il suo collega nel giardino. “Forse ci servono le foto di Giovanni, Francesca e Maria, la segretaria da mostrare al bar. O forse no!”
“Signora Rezzi, la prego di accompagnarci”, annunciava Mirto e la coppia lo guardava spaventato. “Lei ha mentito sull'alibi di suo marito.” “Mi potete arrestare per questo?”chiedeva quasi divertita. “Non solo per questo”, ribatteva Mirto, “bensì perché è stata lei a uccidere Filippo Rezzi!”

Quando uscivano dalla casa avevano l’opportunità di rivedere il cane con il suo padrone che discuteva con alcuni amici i danni per la società dovuti ad una esagerata fiducia nelle autorità. “Torna subito qua!” interrompeva il discorso per dedicarsi al suo animale.
Arrivati alla macchina Forni faceva passare un attimo prima di aprire e chiudere lo sportello, esattamente così tanto da dare al cane l’occasione di salire sul sedile posteriore. Mirto taceva. Non sapeva dove questa azione era destinata a finire ma non credeva che fosse una delle soluzioni peggiori. “Penso che si chiami Bodo”, diceva il suo collega mentre si sedeva e allacciava la cintura di sicurezza. Partendo Bodo si rilassava, e lo faceva appoggiando il muso sulla spalla del commissario Forni.
Cosa avevano compreso i poliziotti?
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SOLUZIONE
Francesca aveva fornito un alibi a suo marito del quale non ne aveva nemmeno bisogno: Maria la segretaria aveva confermato ingenuamente che Giovanni ancora lavorava quando lei aveva lasciato l’ufficio, quindi era già escluso dal gruppo dei sospettati. Francesca non lo poteva sapere, e l’alibi che aveva costruito per proteggere apparentemente suo marito doveva servire a lei stessa. Aveva cercato di convincere Filippo ad aiutarli economicamente facendo leva sui rapporti di parentela. Non avendo successo sceglieva un’alternativa drastica per entrare in possesso degli averi di Filippo.

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