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IL TRENOTRAM - Il colonnello pilota Alessio Trecchiodi l'aveva già proposto nel 2003
Minimetrò? Eppure c'era un'alternativa migliore
In Europa città come Granz, Karlsrhue, Strasburgo e anche Milano hanno preferito di gran lunga il trenotram al minimetrò
di MAURIZIO VIGNAROLI

CI SI È ACCORTI che il Minimetrò fa rumore, è troppo costoso, esteticamente brutto e, visto il fallimento del suo gemello in Francia, ancor prima della sua inaugurazione ci sono forti dubbi che dovrà essere dismesso. 
E’ forse per  questi motivi che in Europa, nelle città di Granz, Karlsruhe, Strasburgo e anche a Milano, gli hanno preferito un’alternativa decisamente migliore: il “Trenotram”. L’idea non era sfuggita al colonnello pilota Alessio Trecchiodi. Già nel 2003, anche l’architetto Fressoia, suo collaboratore, scriveva: “E’evidente che Perugia si gioverebbe moltissimo del solo uso urbano delle due ferrovie esistenti (n.d.r. F.C.U e F.S.) integrate tra di loro mediante la congiunzione dei Murelli (zona Pallotta) e mediante l’approntamento di un servizio di trasporto urbano convivente sugli stessi binari con i normali treni interregionali e nazionali di tipo prettamente metropolitano.” Fin da allora quindi si proponeva di adottare anche a Perugia il “Trenotram”, un sistema che non solo avrebbe integrato tra di loro le due ferrovie bensì le avrebbe arricchite di binari tranviari dislocati in alcuni viali cittadini in modo che entrambi (binari ferroviari e binari tranviari) fossero percorsi da vetture capaci di camminare indifferentemente sui due tipi di binario. Era l’uovo di colombo. Una soluzione molto economica non solo per la maggior parte dei pendolari, ma anche per le casse e per le aziende pubbliche: “perché 1) - la congiunzione ai “Murelli” (zona Pallotta) - sottolineava Fressoia su ‘Perugia, Italia…’- è già finanziata (fin dal 1993) oltre che progettata esecutivamente ed appaltabile domattina; 2) - perché renderebbe superfluo il minimetrò; 3) - perché se ne gioverebbe il conto macroeconomico nazionale grazie alla riduzione dei carburanti combustibili e al disinquinamento”. Quest’opera avrebbe comportato il risultato rivoluzionario di consentire agli utenti (saliti in vettura ad esempio ad Ellera o al Silvestrini, oppure a Terni, Todi o a Bastia) di scendere alla base delle scale mobili della Rocca Paolina o delle scale mobili della Cupa o alla zona universitaria senza dover mai cambiare mezzo. Quali i benefici? Non sarebbe stata necessaria la costituzione di una nuova apposita società di trasporto (come la Minimetrò Spa nel caso perugino), bensì si sarebbe potuto conferire “tutta l’opera (sia l’adeguamento delle ferrovie esistenti, sia la tratta di tramvia nei viali cittadini) ad un coordinamento di società già esistenti quali R.F.I., Fcu, Apm, province e comuni interessati.” Per la città di Perugia, inoltre, il beneficio sarebbe stato enorme in quanto grazie al Trenotram una cospicua fetta di quell’utenza che oggi assale in automobile il centro cittadino sarebbe stata “servita diret-tamente nei pressi della propria abitazione” (anziché recarsi in auto a Pian di Massiano per prendere il minimetrò). “Il sistema  Trenotram - si concludeva nel documento - è totalmente privo di impatti ambientali negativi poiché cammina sopra strutture esistenti (strade e ferrovie)” mentre “il minimetrò presenta due errori fondamentali, uno urbanistico/trasportistico (servirà poca gente) ed uno tecnologico (la fune darà molti problemi).” Parole scritte nel 2003 e che oggi stanno assumendo un chiaro significato profetico.
 


STRASBURGO: la carrozza 
del trenotram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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