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SCELTE OSTINATE - Quando i nodi vengono al pettine
Luigi Fressoia: "gli errori del Minimetrò"
di MAURIZIO VIGNAROLI

PERUGIA - Dopo i dubbi è arrivato il momento della prova dei fatti e per il Minimetrò non è andata un gran che bene. Al di là del rumore della fune si è dovuto prendere atto che la sua messa in funzione presenterà notevoli difficoltà. Problemi che i tecnici e gli amministratori potevano prevedere? Risponde l’Arch. Luigi Fressoia, che 14 anni fa, dirigeva la sezione “centri storici”, e conosce bene l’intera vicenda: “La prima idea di minimetrò - dichiara - nasce nel lontano 1993 quando un’allegra comitiva di tecnici comunali si recava a Parigi in gita di acculturazione. Nella capitale francese era stato appena aperto il sistema minimetrò tra il maggiore aeroporto intercontinentale e la stazione ferroviaria dell’alta velocità”.
LA RELAZIONE del progetto preliminare di Perugia (del 1994) faceva “espresso riferimento” al minimetrò che a Parigi collegava la stazione ferroviaria dell’alta velocità (TGV) con l’aeroporto Charles De Gaulle.  L‘architetto Fressoia espresse subito un’opinione negativa che materializzò in una lunga relazione consegnata all’assessore, al dirigente superiore ad all’ufficio del piano regolatore ma che, per la riservatezza dovuta dal buon dipendente, non ha mai divulgato.
Tra “Gli errori del Minimitrrò” che egli rese noti già nel 2003 sulla pubblicazione on line “Perugia, Italia…” evidenziava: “1) - il sistema di traino a fune del minimetrò è assolutamente obsoleto e ingiustificato; come dimostra la fallimentare esperienza parigina la fune, qualunque siano i particolari accorgimenti adottati dalle diverse ditte costruttrici, è soggetta ad una abnorme usura da attrito, che provoca rumore, vibrazioni, manutenzioni troppo frequenti, oltre ad un consumo di energia elettrica decisamente elevato. 2 - Il Minimetrò proposto a Perugia è un prototipo, il cui rischio di insuccesso viene inopinatamente assunto dalla città”.
ED INOLTRE: “3- Il minimetrò arriva all’acropoli cittadina, ma intorno a questa vi sono sei parcheggi pluripiano (per lo più dotati di scale mobili e ascensori) che offrono un numero di posti auto superiore a quanti disponibili alla partenza del minimetrò: perché mai un utente che perviene a Perugia in automobile (dal giro ampio delle periferie e della regione) dovrebbe andare a parcheggiare a Pian di Massiano anziché intorno al centro storico? 4 - Il maggior pregio del minimetrò (la sua alta frequenza -una vettura ogni minuto- tale da farlo considerare di fatto un “sistema continuo”, come le scale mobili) in verità è annullato dal tempo necessario per raggiungere in auto Pian di Massiano; un tempo che alla fine rende il minimetrò inferiore alle prestazioni del bus, della stessa automobile (…). 
5 - Il MINIMETRO’ è sproporzionato rispetto ai bisogni di una città di medie dimensioni, poiché è pensato per un volume di utenza che Perugia non potrà mai avere; esso infatti risulta adatto per città che abbiano almeno 500.000 abitanti sempre che in un'area urbana sufficientemente compatta (…) A Parigi (oltre 9 milioni di abitanti) collegava due baricentri urbani di grandissimo peso urbanistico, come l’aeroporto internazionale e la stazione del TGV (alta velocità Parigi-Lione), su un tracciato di 3.850 metri. A Perugia invece non potendo pescare su un bacino di utenza così cospicuo viaggerà semivuoto per la maggior parte delle 16 ore di esercizio.” 
MA CHE NE È STATO del minimetrò che ispirò quello di Perugia? “Gli infiniti e infruttuosi tentativi di riparazione e modifica  - conclude Fressoia - portarono alla demolizione dell’impianto parigino nell‘Aprile del 1999 dopo 7 anni di tribolazioni e 300 miliardi di perdita”. 


L'ARCHITETTO: Luigi Fressoia


Le rotaie del Minimetrò
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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