| di MAURIZIO VIGNAROLI
Anche alla nostra redazione
sono pervenute le famose lettere del cosiddetto “corvo dell’Università“,
naturalmente in forma anonima ed è proprio per questo che abbiamo
deciso di non pubblicarle. Non è nostra intenzione prestare il fianco
a quelle fonti, che avendo scelto di non rivelarsi, possono avere tra gli
obiettivi quello di strumentalizzare i mezzi di comunicazione. Evidentemente
non è una coincidenza che l’invio sia stato concomitante al periodo
caldo che precede le elezioni del rettore.
Tuttavia stupisce che, con
il passare dei giorni, l’attenzione si sia progressivamente spostata. Paradossalmente
non è tanto la descrizione dei fatti illeciti ad incuriosire, fatti
che se confermati coinvolgerebbero autorevoli personaggi del mondo universitario
e non solo, quanto la morbosa voglia di scoprire l’autore delle missive-scandalo.
E questo lascia pensare non poco.
Come se di fronte alle dirompenti
rivelazioni di un pentito di mafia non interessasse tanto verificare se
esse corrispondano o meno alla realtà quanto conoscere l’identità
dell’autore, il suo aspetto, i suoi hobby ecc.
Ciò potrebbe voler
dire che siamo un po’ superficiali, che preferiamo un giornalismo basato
sul gossip anzichè sul duro lavoro di inchiesta oppure, e questo
sarebbe più preoccupante, che il malcostume all’interno delle istituzioni
compresa purtroppo l’Università avrebbe raggiunto un livello di
notorietà tale da non fare più notizia.
Spero sia vera la prima
che ho detto.
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