| di C. EMANUELE PROIETTI
ASSISI - Nel campo della
cura e dell’assistenza ai giovani affetti da handicap si sente parlare
sempre più spesso di musicoterapia, un metodo olistico nato negli
Stati Uniti alla fine del XIX secolo e diffusosi in seguito nel vecchio
continente.
Pochi lo sanno, ma nel nostro
paese la città di Assisi detiene il nobile primato di aver sdoganato
la materia grazie ai corsi di formazione organizzati dalla Cittadella Pro
Civitate Christiana, in cui si è formata una nutrita generazione
di terapeuti specializzati.
Abbiamo intervistato Barbara
Falcinelli e Federico Giubilei, due esperti umbri del settore che applicano
con successo le metodiche della disciplina già da diversi anni.
“Qui in Italia, a differenza di altri paesi europei, c’è il problema
della mancanza di uno statuto vero e proprio, e a causa di ciò succede
di frequente che molti uscendo dal Conservatorio si improvvisano musicoterapisti,
senza possedere una preparazione adeguata”.
Nella musicoterapia ogni
piccolo paziente viene trattato con un tipo di intervento mirato, che si
costruisce in itinere a seconda dell’evolversi delle reazioni agli stimoli
sonori, in un approccio ispirato alla cosiddetta “armonizzazione” dell’handicap,
un concetto – come spiegano i due operatori – ben diverso dalla “normalizzazione”,
ovvero il voler riportare per forza l’individuo ad uno standard ritenuto
“ideale”. La musica, sia che venga “recepita” o suonata attivamente, conferisce
alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie
emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti e stati d'animo
attraverso il linguaggio non-verbale.
Gli ambiti d'intervento
sono i più svariati e abbracciano varie tipologie di deficit: dall’autismo
alla sindrome di Down, dai problemi di apprendimento alle paralisi celebrali
infantili, dalla cecità alle sordità profonde.
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MUSICOTERAPEUTI: Barbara
Falcinelli
e Federico Giubilei
VIBRAZIONI: alcuni strumenti
impiegati in musicoterapia
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