| di LUCA MENCARELLI
PERUGIA - Stampa libera da
condizionamenti politico editoriali, rapporto corretto ed equidistante
tra i giornalisti e le loro fonti di informazioni e ricerca della
notizia sul campo oltre la realtà apparente; questi alcuni dei temi
dibattuti nel Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
Quanto più il giornalista riesce ad arrivare alla fonte delle cose,
all’origine delle notizie tanto più dà senso al proprio lavoro
e alla propria indipendenza. Tuttavia perseguire la verità dei fatti
in modo equilibrato è spesso non facile per vari motivi come
sottolinea David Randall, alfiere del giornalismo investigativo e attuale
caporedattore dell’Independent on Sunday. “L’inchiesta presuppone -spiega-
da una parte una società ed un sistema politico che creda
nel diritto dei cittadini ad essere informati sulla cosa pubblica,
e dall’altra giornalisti responsabili e critici verso notizie semplici
e superficiali alla portata di tutti. Andare al di là delle
modalità standard di informazione costa e richiede tempo, e giornali
ed editori non sono disposti ad investire le risorse necessarie. Oggi è
molto più facile ed economico fare un articolo, rivelare dettagli
pruriginosi su un personaggio famoso al punto che c’è voluto un
blogger di Bologna per sapere che cosa stesse realmente facendo l’esercito
americano in Irak”. Peraltro l’informazione sulla guerra mediorientale
ha segnato un passaggio molto delicato per la stampa europea e
americana. Prestigiose testate come il New York Times hanno subito
indebite pressioni dall’amministrazione e da una parte della società
civile sull’opportunità di denunciare fatti e fonti che potessero
mettere in cattiva luce l’operato del governo Bush. Ora larga parte dell’opinione
pubblica ha mutato il suo orientamento, giudica sbagliata la guerra, “ma
prima - spiega Anthony DePalma - giornalista del New York Times
venivamo ‘pregati’ di non pubblicare notizie scomode da autorevoli personaggi
dell’establishment americano”. Il sequestro di Daniele Mastrogiacomo, inviato
stampa in Afghanistan, pone il giornalismo investigativo sotto la lente
di ingrandimento. Monica Maggioni, moderatrice del convegno giudica allarmanti
le voci che sulla scia dei fatti recenti tacciano i giornalisti come spregiudicati
avventurieri. “Ammesso che ognuno può sbagliare e valutare non correttamente
il rischio che corre, - sottolinea la giornalista Rai - da quando l’azienda
ha allontanato le sue voci da Bagdad assistiamo ogni giorno ad una informazione
piatta che ci documenta solo il numero di morti, in costante crescita.
L’impostazione è condivisa da Randall che manifesta però
la necessità di partire dal basso, insegnare ai giornalisti dove
“sono sepolti i corpi dell’informazione”, dove trovare le notizie e come
cercarle. “Tornare - conclude il caporedattore - ad occuparsi delle cose
che interessano direttamente la nostra città e verificare l’operato
delle nostre amministrazioni è l’unico modo per rendere di nuovo
popolare il giornalismo investigativo, e se neanche questo è abbastanza
eccitante è meglio andare a lavorare in banca”.
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Da suinistra: Antony
DePalma,
Eric Laurent, Monica
Maggioni,
David Randall, Jacopo
Zanchini
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