| di MAURIZIO VIGNAROLI
Prof. Pieretti anche se avrei
gradito una simile attenzione soprattutto al tempo della mia tesi di Laurea,
sono onorato di ospitarla sulle pagine del giornale che dirigo.
Se da un lato sono felice
di constatare che dopo 15 anni la sua salute è ancora buona, un
po' meno lo sono nel prendere atto che i suoi metodi non sono affatto cambiati.
Questo giornale si chiama Free Press cioè "Libera stampa" e in tal
senso sarei stato ben lieto di pubblicare la replica indipendentemente
dalla sua volontà di farla pervenire tramite uno studio legale,
in ogni caso procederò con ordine.
Al di là dei numeri
forniti in merito all'aumento degli iscritti alla facoltà di Filosofia
durante il periodo in cui era preside non credo che la qualità di
una facoltà universitaria possa essere rappresentata soltanto dal
maggior o minor numero delle matricole iscritte, anche se devo riconoscere
che le loro quote sono un indubbio vantaggio dal punto di vista economico,
nè dalla proliferazione di corsi di Laurea nati per lo più
con lo stesso scopo oltre che di moltiplicare il numero delle cattedre.
Ciò che è indice di qualità di una Università
non è tanto il numero dei nuovi iscritti quanto quello dei laureati
e se vogliamo essere più espliciti dei laureati per meriti propri.
Inoltre parlando di sviluppo e di rinnovamento non credo che mantenere
la carica di preside di una facoltà per 24 anni come ha fatto lei
(praticamente a vita dal 1976 al 2000) rappresenti un bell'esempio di sviluppo
e di rinnovamento.
Circa la sua competenza
nell'insegnamento della Filosofia, pur non mettendola in dubbio in generale,
distinguerei però due ambiti: la Filosofia Teoretica che io stesso
ho a suo tempo sostenuto e su cui non ritengo si possa fare alcun appunto,
altra cosa però è la Filosofia del Linguaggio.
Dall'elenco delle sue pubblicazioni
dal 1968 al 1984, come da lei fornito, si evince che solo 5 o 6 titoli
riguarderebbero il Linguaggio o la Filosofia del Linguaggio (1 - Analisi
linguistica e Metafisica; 2 - La filosofia del linguaggio; 3 - Filosofia
del linguaggio e strutturalismo; 4 - Il linguaggio come comunicazione;
5 - Il Linguaggio; e al limite 6 - L'argomentazione del discorso filosofico.
Analisi critica del pensiero di Chaim Perelman). Lei stesso inoltre ha
evidenziato che il testo: Analisi linguistica e metafisica (addirittura
del 1968!) è solo "prevalentemente" quindi non totalmente incentrato
su Wittgenstein quando esiste una sterminata bibliografia (per la verità
più straniera che italiana purtroppo) su questo che è l'autore
principe della Filosofia del Linguaggio.
Dunque dal 1968 al 1984,
quindi in ben 16 anni, lei avrebbe pubblicato 13 libri e di questi solo
5 o 6 sul Linguaggio. Per uno studioso di Filosofia del Linguaggio, quale
lei si definisce, non le sembra un po' poco?
(Tra parentesi mi sono sempre
chiesto: come mai il professor Baldini che era così qualificato
ed "apprezzato" dalla facoltà di Filosofia di Perugia ha "spontaneamente"
preferito trasferirsi a Roma accontentandosi della cattedra di Storia della
Medicina per poi qualche anno dopo ritornare a Perugia, non già
a Filosofia, ma per riprovare all'ex Magistero, attuale Scienza della Formazione,
per poi di nuovo "scegliere" la Luiss di Roma? Evidentemente i casi
sono due: o il professor Baldini è un'amante dell'avven-tura e viaggiare
è diventato il suo mestiere o forse l'aria che era costretto a respirare
all'Università di Perugia era diventata un po' troppo pesante).
E ancora, vantarsi di aver
"vinto un concorso nazionale" per l'insegnamento di una disciplina universitaria,
se qualche anno fa poteva essere considerato un indiscusso merito, oggi
anche alla luce delle polemiche ed indiscrezioni (vedasi le famose lettere
del "Corvo" dell'Università di Perugia), fa quanto meno riflettere.
In merito alla biblioteca
dell'istituto non ho mai detto che mi fosse precluso l'accesso, anche se
probabilmente lei ne sarebbe stato felice, ma mentre in qualità
di iscritto alla facoltà io potevo ottenere i libri in prestito,
a quel tempo per non ben motivate e burocratiche "disposizioni" ciò
non era così facile per gli studenti di altre facoltà. I
testi filosofici come qualsiasi altra opera dell'intelletto sono un bene
collettivo e come tali è un peccato non favorirne la diffusione
con tutti i mezzi possibili. I libri sono pochi? Bene compriamone di più.
Le disposizioni burocratiche non aiutano certo in questo.
Relativamente al testo "I
problemi della filosofia", da lei scritto in collaborazione con Santinello
e Capecci, aver comprato un libro, caro professore, non significa necessariamente
averlo anche letto fino in fondo o studiato. Chiunque acquisterebbe un'opera
per farne sfoggio in sede di esame quando l'esaminatore, in questo caso
il prof. Angelo Capecci, ne è anche coautore. Se poi il testo è
"consigliato" per un esame fondamentale e biennalizzato come Storia della
Filosofia (I) e (II) fare 4 ristampe in 5 anni è fin troppo facile.
Per finire circa la mia
tesi "Il significato del linguaggio come uso in L. Wittgenstein" è
vero che ne è stato relatore ma, per necessità e "non per
vanto" come da lei rimarcato, ma soprattutto, contrariamente a quanto da
lei affermato, non su richiesta del prof. Baldini perchè al momento
in cui la chiesi il professore si era gia trasferito a Roma e non poteva
conoscere la mia volontà di laurearmi in Filosofia del Linguaggio.
E' per questo che dovetti rivolgermi a lei dato che la materia era passata
nelle sua mani. Credo che lei ricordi ancora le discussioni fatte per poter
presentare l'autore di cui sopra.
In conclusione caro professore
se io sono vittima di pregiudizi nei suoi confronti anche lei evidentemente
lo è nei miei. Ma questo, indipendentemente dalla buona o cattiva
fede, per un semplice motivo che non dovrei essere io a ricordarglielo:
il pre-giudizio, o pre-concetto, è una condizione imprescindibile
per chi desidera incamminarsi verso la conoscenza delle cose (pensiamo
alla conoscenza a priori di Kant o al mondo come volontà e rappresentazione
in Schopenhauer). E cercare di conoscere le cose, più o meno nascoste,
più o meno scomode, sta alla base di un giornale che vuol fare un'informazione
onesta. Comunque la ringrazio per aver contribuito in questo senso.
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