| di MARCELLO TETI*
«Tutto si può
dire della Presidente Maria Rita Lorenzetti ma non che non è furba,
certamente molto di più dei suoi (finti) oppositori in Consiglio
regionale che oggettivamente le stanno sotto almeno una spanna.
Perché questo
doveroso riconoscimento alla scaltrezza della Presidente è
presto detto. Con un colpo d’ala, la nostra perspicace “Regina” si è
inventata (o perlomeno crede di aver trovato) il modo di uscire dalle secche
dell’incombente referendum popolare per il dimezzamento delle indennità
dei consiglieri regionali. In che maniera? Varando in Giunta una
proposta di legge regionale ad hoc che riduce del 10% l’attuale indennità
dei consiglieri regionali. Nonostante la feroce opposizione specie dei
rifondaroli del Prc che evidentemente non vogliono cedere neanche un pezzetto
del bottino, la Presidente ritiene di poter vanificare il referendum con
il solito trucchetto della leggina fatta apposta all’ultimo momento e scippare
così i cittadini umbri del diritto di esprimersi democraticamente
e liberamente attraverso un referendum per il quale, è bene ricordare,
firmarono circa 15 mila umbri. Insomma per l’astuta signora di palazzo
Cesaroni meglio perdere qualcosa oggi che rischiare di perdere molto
di più domani a causa di un referendum il cui esito potrebbe
anche essere imprevedibile e drammatico per i politicanti umbri. Inoltre
la decurtazione, anche se ob torto collo darebbe un segnale seppur minimo
di morigeratezza, una “ritoccata” all’immagine piuttosto squalificata dei
politici locali.
La proposta di legge della
Giunta regionale è con tutta evidenza beffarda. Intanto non rispetta
per niente la richiesta referendaria che non era quella di fare uno “sconticino”
del 10%, ma di dimezzare i ricchi emolumenti mensili dei consiglieri regionali.
Se com’è stato calcolato con la decurtazione del 10% si
risparmierebbero oltre 300 mila euro l’anno, a maggior ragione sarebbe
utile ed opportuno dimezzare le indennità che porterebbero ad un
risparmio ben più consistente di 1,5 milioni di euro/anno, utilizzabile
per le spese sociali, senza per questo “immiserire” i nostri “poveri”
consiglieri che continuerebbero a percepire anche così lauti stipendi
mensili, oltre al corollario di prebende, gettoni di presenza, spese di
segreterie e rappresentanza, ecc. C’è un altro ed importante aspetto
che la proposta di legge della Giunta volutamente ignora, vale a dire l’enorme
costo che l’erario pubblico (in altre parole i cittadini umbri) devono
sopportare per fornire ai signori consiglieri ricche pensioni e laute buonuscite
dopo appena 5 anni di legislatura, dal momento che la maggior parte dei
contributi previdenziali e pensionistici dei consiglieri vengono versati
dalla pubblica finanza. Lo stesso Comitato referendario ha indicato nella
spaventosa cifra di 27.000 euro lordi il costo medio mensile per
ogni consigliere. In questo senso, il referendum rappresenta un passo
serio e concreto per un ridimensionamento profondo e radicale del costo
di una politica che non solo è distante dai problemi e dai bisogni
della gente umile ed onesta ma anche profondamente immorale ed ingiusta.
Più che una proposta seria quella della Giunta regionale è
un imbroglio, una fregatura ...…una “mandrakata” appunto; che per chi non
lo sapesse è un termine immortalato in un simpatico film di Gigi
Proietti (chiamato nel film Mandrake, appunto per la sua abilità
ai raggiri) ambientato nel mondo degli scommettitori ippici e che nell’immaginario
collettivo è divenuto ormai sinonimo di fregatura. Alla luce dei
fatti, non è improbabile che qualcuno abbia consigliato in passato
alla nostra Presidente Lorenzetti di darsi all’ippica, visto la profonda
conoscenza che dimostra avere nel campo, in particolare in quello delle
mandrakate».
* Portavoce di Legittima
Difesa Umbra
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