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Filosoficamente
Pieretti dal Papa
di MAURIZIO VIGNAROLI

«HO APPRESO con soddisfazione che il professore di Gualdo Tadino Antonio Pieretti, noto docente di filosofia alla facoltà di Perugia, è recentemente stato ricevuto dal Papa Benedetto XVI  insieme agli altri membri del comitato direttivo che ha gestito la realizzazione dell'enciclopedia filosofica edita dalle Bompiani.

Come suo ex allievo non posso che congratularmi per il "miracolo" concessogli mentre lo ringrazio per l'opportunità che mi fornisce di delinearne un ricordo.

Con quell’aria impettita dietro i suoi occhiali spessi noi studenti di Filosofia ci aspettavamo chissà quale grande sapienza. Ma a sentirlo parlare bastava poco per capire che la sua presunta conoscenza era inversamente proporzionale all'arroganza di chi preferisce asservirla all’esercizio del potere. Preside di facoltà a cavallo tra gli anni '80 e '90, periodo tra i più bui per la facoltà di filosofia di Perugia, lo potrei paragonare alla dispotica figura dell'abate cieco nel film "In nome della rosa". Sotto la sua direzione si respirava un'atmosfera cupa, ombrosa quasi esoterica più simile a quella di una loggia di incappucciati che a un'aperta facoltà umanistica.

A quel tempo era quasi impossibile consultare opere filosofiche se non si era iscritti alla facoltà e per i laureandi come me era molto difficile trovare personale docente disposto a seguirti nella preparazione di tesi non troppo gradite, men che meno il prof. Pieretti che senza tanti complimenti declinò ogni disponibilità nei miei confronti.
 


IL PROFESSORE:
Antonio Pieretti
In quegli anni Pieretti, autore di tanti articoli e pochi libri, scrisse insieme a G. Santinello e A. Capecci, un illeggibile manuale di Storia della Filosofia "I problemi della filosofia" tanto che seppur consigliato per l'esame dal suo caro amico prof. Capecci, secondo la deprecabile usanza purtroppo diffusa tra i detentori di cattedra che si improvvisano autori, noi studenti per legittima difesa gli preferivamo "Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi" di Giovanni Reale e Dario Antiseri (studioso di Filosofia del linguaggio ed irraggiungibile antagonista del prof. Pieretti). Forse a causa di una malcelata rivalità o per semplice ambizione personale, ricordo che per un certo periodo, oltre a detenere la cattedra di Teoretica, Pieretti si avventurò anche nella Filosofia del Linguaggio, quella branca della materia che con Ludwig Wittgestein fece piazza pulita degli pseudoproblemi filosofici, tanto cari al professore di Gualdo Tadino. 

Come risultato ottenni l'osteggiamento pressochè sistematico dello studio del pensiero di Wittgenstein fino ad allora coraggiosamente portato avanti dal professor Massimo Baldini, allievo di Antiseri e legittimo detentore della cattedra che non si sa bene perchè risultò improvvisamente trasferito alla Luiss di Roma. 

Devo ringraziare Antonio Pieretti per avermi dato l'opportunità di ricordare alle nuove generazioni di studenti come sia possibile riconoscere i professori "ipocriti da quelli sinceri" (parafrasando il titolo di un bel libro di Baldini). Gli "ipocriti", al servizio di un'ideologia volta al perseguimento e alla conservazione del potere in quanto tale. I "sinceri", intellettualmente più onesti, preziosi per l'approfondimento della conoscenza ma purtroppo rari (illuminante in tal senso le emblematiche disquisizioni sul potere che Pieretti indirizzava ai soci del Rotary Club nel n. 8 di aprile 1997 nella rivista Rotary 2090 organo del distretto da lui governato in quegli anni).

Credo che far parte del comitato direttivo dell'"Enciclo-pedia Filosofica" della Bompiani rappresenti per il professore di Gualdo Tadino, ormai prossimo alla pensione, il coronamento di una carriera per lo più trascorsa all'ombra di ripicche e di vendette interne di cui i meandri dell'Università di Perugia sono pieni. Anche se è vero che in forza dell'arroganza certi comportamenti possono andare a scapito della ricerca e della conoscenza, agli studenti che lungo la loro strada venisse il dubbio di continuare o meno gli studi (ve ne sono tanti basti pensare che degli iscritti solo un quarto arriva alla laurea) vorrei ricordare che nessuna esperienza, seppur negativa, deve rappresentare motivo sufficiente per tradire le proprie capacità ed aspirazioni». 
 

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