| In quegli anni Pieretti,
autore di tanti articoli e pochi libri, scrisse insieme a G. Santinello
e A. Capecci, un illeggibile manuale di Storia della Filosofia "I problemi
della filosofia" tanto che seppur consigliato per l'esame dal suo caro
amico prof. Capecci, secondo la deprecabile usanza purtroppo diffusa tra
i detentori di cattedra che si improvvisano autori, noi studenti per legittima
difesa gli preferivamo "Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi"
di Giovanni Reale e Dario Antiseri (studioso di Filosofia del linguaggio
ed irraggiungibile antagonista del prof. Pieretti). Forse a causa di una
malcelata rivalità o per semplice ambizione personale, ricordo che
per un certo periodo, oltre a detenere la cattedra di Teoretica, Pieretti
si avventurò anche nella Filosofia del Linguaggio, quella branca
della materia che con Ludwig Wittgestein fece piazza pulita degli pseudoproblemi
filosofici, tanto cari al professore di Gualdo Tadino.
Come risultato ottenni l'osteggiamento
pressochè sistematico dello studio del pensiero di Wittgenstein
fino ad allora coraggiosamente portato avanti dal professor Massimo Baldini,
allievo di Antiseri e legittimo detentore della cattedra che non si sa
bene perchè risultò improvvisamente trasferito alla Luiss
di Roma.
Devo ringraziare Antonio
Pieretti per avermi dato l'opportunità di ricordare alle nuove generazioni
di studenti come sia possibile riconoscere i professori "ipocriti da quelli
sinceri" (parafrasando il titolo di un bel libro di Baldini). Gli "ipocriti",
al servizio di un'ideologia volta al perseguimento e alla conservazione
del potere in quanto tale. I "sinceri", intellettualmente più onesti,
preziosi per l'approfondimento della conoscenza ma purtroppo rari (illuminante
in tal senso le emblematiche disquisizioni sul potere che Pieretti indirizzava
ai soci del Rotary Club nel n. 8 di aprile 1997 nella rivista Rotary 2090
organo del distretto da lui governato in quegli anni).
Credo che far parte del comitato
direttivo dell'"Enciclo-pedia Filosofica" della Bompiani rappresenti per
il professore di Gualdo Tadino, ormai prossimo alla pensione, il coronamento
di una carriera per lo più trascorsa all'ombra di ripicche e di
vendette interne di cui i meandri dell'Università di Perugia sono
pieni. Anche se è vero che in forza dell'arroganza certi comportamenti
possono andare a scapito della ricerca e della conoscenza, agli studenti
che lungo la loro strada venisse il dubbio di continuare o meno gli studi
(ve ne sono tanti basti pensare che degli iscritti solo un quarto arriva
alla laurea) vorrei ricordare che nessuna esperienza, seppur negativa,
deve rappresentare motivo sufficiente per tradire le proprie capacità
ed aspirazioni».
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