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Urbanistica a Perugia
di CLAUDIO ABIUSO*
Perugia urbanisticamente si è sviluppata in 3 fasi storiche: dopo l’unità d’Italia, ai primi del 1900, i due nuclei di Fontivegge con la Stazione e di Monteluce con il Policlinico; negli anni 50 e 60 con i quartieri di prima periferia dell’Elce, via del Filosofi, via Fonti Coperte, via XX Settembre (aree di nuova urbanizzazione caratterizzate dall’avere strade strette e pochissimi parcheggi ma per fortuna con cubature delle case ridotte); dagli anni 70 in poi l’espansione più grande: San Marco e Montegrillo dietro l’Elce, via Eugubina e Casaglia alle spalle di Monteluce, San Sisto, Ferro di Cavallo, Madonna Alta e il Bellocchio dietro Fontivegge, e ancora Ponte San Giovanni, la Zona Industriale di Sant’Andrea delle Fratte, l’Ipercoop di Collestrada, l’Impianto Gesenu a Ponte Rio e in tempi più recenti l’edificaziona anche della campagna più esterna.  L’ospedale unico e l’aeroporto quasi irraggiungibili fuori città, le segreterie universitarie alla Pallotta. 

Gli uffici comunali, provinciali e regionali, gli Uffici finanziari, la Questura, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, scuole ed università, rilocalizzati in prima periferia. L’enorme massa di cubature costruite e di servizi delocalizzati in questi ultimi 30 anni è andata, ovviamente, a pesare sulle vie esistenti nella prima periferia: via Annibale Vecchi, via Brunamonti, via dei Filosofi, strada del Bulagaio, via Settevalli, via Cortonese, ecc. strade obbligate per raggiungere gli edifici rimasti nelle adiacenze del Centro storico, ingolfando una viabilità non dimensionata e all’epoca neanche pensata per quei flussi.  Si è creato così un effetto “imbuto”, una serie di strozzature nei principali punti di accesso alla città. A questo si somma il “Nodo di Collestrada” ovviamente peggiorato dalla presenza dell’Ipercoop.

Come sciogliere i tanti nodi del traffico a Perugia?  Con il riequilibrio urbanistico: riportando gli abitanti nel centro storico e nei quartieri adiacenti, così da riavvicinare i residenti agli uffici ed ai servizi, riducendo i movimenti e quindi gli ingorghi, così da restituire vita e funzioni alla città, con la trasformazione di Monteluce in un vero e proprio “Campus universitario”, sventando il tentativo di Locchi e della Lorenzetti di venderlo ai giapponesi,  e soprattutto con un sistema di trasporti pubblici realmente efficiente e funzionale.  Il Minimetrò potrebbe essere utile: scavalca le strade strette e gli imbuti di traffico descritti, purtroppo invece di collegare quartieri popolati come Ferro di Cavallo, San Sisto o Monteluce, collega Pian di Massiano (un’area vuota) con il Centro storico (ormai desertificato). 

Il trenino di Sant’Anna che incrocia le FF.SS. alla Pallotta, non è mai stato collegato con lo svincolo, pur progettato e finanziato fin dagli anni 90 (soldi spostati sul Minimetrò) e peraltro non è collegato neanche con il Minimetrò stesso.  La stazione pulmans di piazza Partigiani è anch’essa isolata, lontana rispetto agli altri sistemi di trasporto pubblici. Non è mai stato fatto “sistema”, come si dice oggi ed i risultati si vedono: un mare di automobili che intasano e inquinano la città, autobus imbottigliati, treni e trenini semivuoti, con relativi buchi di Bilancio vari.
 
* Presidente Lista Civica “L’Altra Perugia”
 

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