| Perugia urbanisticamente
si è sviluppata in 3 fasi storiche: dopo l’unità d’Italia,
ai primi del 1900, i due nuclei di Fontivegge con la Stazione e di Monteluce
con il Policlinico; negli anni 50 e 60 con i quartieri di prima periferia
dell’Elce, via del Filosofi, via Fonti Coperte, via XX Settembre (aree
di nuova urbanizzazione caratterizzate dall’avere strade strette e pochissimi
parcheggi ma per fortuna con cubature delle case ridotte); dagli anni 70
in poi l’espansione più grande: San Marco e Montegrillo dietro l’Elce,
via Eugubina e Casaglia alle spalle di Monteluce, San Sisto, Ferro di Cavallo,
Madonna Alta e il Bellocchio dietro Fontivegge, e ancora Ponte San Giovanni,
la Zona Industriale di Sant’Andrea delle Fratte, l’Ipercoop di Collestrada,
l’Impianto Gesenu a Ponte Rio e in tempi più recenti l’edificaziona
anche della campagna più esterna. L’ospedale unico e l’aeroporto
quasi irraggiungibili fuori città, le segreterie universitarie alla
Pallotta.
Gli uffici comunali, provinciali
e regionali, gli Uffici finanziari, la Questura, i Carabinieri, la Guardia
di Finanza, scuole ed università, rilocalizzati in prima periferia.
L’enorme massa di cubature costruite e di servizi delocalizzati in questi
ultimi 30 anni è andata, ovviamente, a pesare sulle vie esistenti
nella prima periferia: via Annibale Vecchi, via Brunamonti, via dei Filosofi,
strada del Bulagaio, via Settevalli, via Cortonese, ecc. strade obbligate
per raggiungere gli edifici rimasti nelle adiacenze del Centro storico,
ingolfando una viabilità non dimensionata e all’epoca neanche pensata
per quei flussi. Si è creato così un effetto “imbuto”,
una serie di strozzature nei principali punti di accesso alla città.
A questo si somma il “Nodo di Collestrada” ovviamente peggiorato dalla
presenza dell’Ipercoop.
Come sciogliere i tanti nodi
del traffico a Perugia? Con il riequilibrio urbanistico: riportando
gli abitanti nel centro storico e nei quartieri adiacenti, così
da riavvicinare i residenti agli uffici ed ai servizi, riducendo i movimenti
e quindi gli ingorghi, così da restituire vita e funzioni alla città,
con la trasformazione di Monteluce in un vero e proprio “Campus universitario”,
sventando il tentativo di Locchi e della Lorenzetti di venderlo ai giapponesi,
e soprattutto con un sistema di trasporti pubblici realmente efficiente
e funzionale. Il Minimetrò potrebbe essere utile: scavalca
le strade strette e gli imbuti di traffico descritti, purtroppo invece
di collegare quartieri popolati come Ferro di Cavallo, San Sisto o Monteluce,
collega Pian di Massiano (un’area vuota) con il Centro storico (ormai desertificato).
Il trenino di Sant’Anna che
incrocia le FF.SS. alla Pallotta, non è mai stato collegato con
lo svincolo, pur progettato e finanziato fin dagli anni 90 (soldi spostati
sul Minimetrò) e peraltro non è collegato neanche con il
Minimetrò stesso. La stazione pulmans di piazza Partigiani
è anch’essa isolata, lontana rispetto agli altri sistemi di trasporto
pubblici. Non è mai stato fatto “sistema”, come si dice oggi ed
i risultati si vedono: un mare di automobili che intasano e inquinano la
città, autobus imbottigliati, treni e trenini semivuoti, con relativi
buchi di Bilancio vari.
* Presidente Lista Civica
“L’Altra Perugia”
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