| «L'UMBRIA è
stata definita insieme al suo capoluogo una Regione paludosa, dove nulla
si fa e nulla si crea se non vogliono i poteri forti; politico ed economico.
Per economico a Perugia si intende soltanto quello dei costruttori, quando
invece nella città proliferano ben novemila piccole e medie imprese
che dopo la scomparsa delle grandi fabbriche (è rimasta solo la
Nestlé – una volta era la gloriosa Perugina) dovrebbero rappresentare
le ali dell’economia locale ma nulla si fa per andare loro incontro.
Si continua a credere nel sistema clientelare, tanto c’è mamma Regione
che pensa a ripianare i debiti; continuano a sorgere cooperative di servizi
finanziate da comuni, province e Regione e come sono trattati i dipendenti
è sotto gli occhi di tutti.
Gli Enti locali continuano
a sfornare consulenze su consulenze tanto che oramai si è perso
il conto delle decine di milioni di euro che il Comune, la Provincia e
la Regione sborsano ogni anno. Si continuano a costruire opere faraoniche
per andare incontro a qualche amico che nulla hanno a che fare con la tradizione,
la cultura e il territorio di Perugia. Qualcuno ha insinuato che l’opposizione
in Umbria si accontenta di uno strapuntino, forse qualche quotidiano locale
ha cercato di condizionarla ma l’opposizione in Umbria è viva e
vigile. Non è facile fare opposizione in una Regione e in una città
dove hai contro sia i mass media sia le istituzioni che dovrebbero salvaguardare
e garantire tutti i cittadini. Io non ho mai creduto e pensato che sia
così, continuo a pensare che gli umbri ed i perugini sono sempre
capaci di quel colpo di reni necessario a cambiare la situazione attuale
e saranno capaci di creare quell’alternanza che le persone libere da compromessi
aspettano da anni.
Poche centinaia di metri
del Salotto Bello di Perugia dividono Palazzo dei Priori da Palazzo Cesaroni,
pochi metri dove si decidono le sorti politiche ed economiche di Perugia
e dell’Umbria. Due palazzi che a detta del Pci prima e poi dei Ds dovrebbero
rappresentare la trasparenza e la cristallinità di tutta l’Umbria,
ma la tanto millantata trasparenza, appare quanto mai opaca. Pci-Pds-Ds
intrisi di collateralismo, di connessioni e connivenze, di rapporti occulti
e poco chiari, non è una novità. Il ruolo delle Cooperative
Rosse in Italia in special modo nelle regioni tradizionalmente amministrate
dal Pci (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche), è sempre stato
un misto di imprenditoria e politica. I casi di commistione tra Coop e
amministrazioni non si contano. Tutti sanno e hanno sempre saputo che le
cooperative sono state serbatoi di voti per il Pci prima e per i Ds oggi
e contemporaneamente occasioni per creare posti di lavoro e consulenze
per amici e amici degli amici.
Il sistema di potere dei
Ds in Umbria (e nelle altre regioni italiane rosse) è fortemente
incentrato sul ruolo delle Coop e delle altre società controllate
e partecipate dagli enti locali. Un sistema che si autoalimenta creando
consenso, sostegni incrociati e distorsione della concorrenza. Un sistema
che sta uccidendo ogni tipo di imprenditoria libera da condizionamenti
in Umbria, stringendo sempre più la regione in una morsa soffocante.
Alla favola della trasparenza e della “questione morale” dei Ds nessuno
può credere più».
*Capogruppo di Alleanza
Nazionale
al Comune di Perugia
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