Homepage
Primo Piano
Inchieste
Cronache Vere
Salute e Benessere
Fatti e Misfatti
Perugia di Giorno e di Notte
Supporto Cronache
Redazione
Il giornale
SOS Free Press
Scrivici
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

SCRITTORI ALLA RIBALTA - Inviate i vostri racconti a freepressitalia@yahoo.it (max 25 righe)
La maschera in frantumi La Grotta (l'epilogo)
"Udivo chiaramente un battito accelerato! Sentivo la sua paura"

di P.F. GRAZIOLI


(segue dai numeri precedenti)

Le tremule luci delle candele sembravano danzare in quell'angolo della stanza mentre io aspettavo che il prete si riprendesse dal mio "morso". Sì. Non ero riuscito ad ucciderlo, qualcosa me lo aveva impedito ma che razza di vampiro ero? Ora la mia mente era tornata piena di dubbi e quello che mi tormentava più degli altri riguardava la mia ignota identità. Allo stello tempo non riuscivo a distogliere il pensiero da colui che stavo cercando in quella casa: strano fosse sparito così in fretta. Avevo percepito la sua presenza sino a pochi minuti prima. Anche dopo aver incontrato il prete continuavo a "sentirla" e ad esser sincero, mi aspettavo di trovarmelo davanti da un momento all'altro. Per quanto io cercassi una risposta solo il silenzio che gravava in quella casa veniva in mio aiuto pure se rotto dall'incessante battito della vecchia pendola che emergeva dal buio dell'angolo di quella stanza. Il prete si stava riprendendo quindi lasciai i miei pensieri e tornai da lui. «Come si sente Padre?» Chiesi. 
«Io... Ah! Ricordo! Tu hai provato ad uccidermi!» disse il prete. «Si Padre qualcosa mi ha impedito di farlo. La prova è che lei è vivo!» «Vedi? Avevo ragione! Non ti ha trasformato! Ora dobbiamo trovarlo ed eliminarlo una volta per tutte!» disse il prete brandendo un acuminato paletto di legno. Sembrava non aver risentito del mio "morso" eppure gli avevo affondato i denti nel collo.


La maschera in frantumi
Si muoveva con sicurezza tra le mura di quella casa, quasi con padronanza, senza alcuna paura e cosa strana la pendola aveva aumentato il ritmo del suo ticchettio. «Padre è sicuro di stare bene ? Vada con calma in fin dei conti le ho tolto un pò di sangue» dissi. «Non preoccuparti ho solo fretta di eliminare quel mostro!» Rispose. «Guardi! Là c'è uno specchio, dia un'occhiata alla ferita. Tenga, avvicini la candela» dissi. «No! Gli specchi ingannano!» Rispose il prete rompendo lo specchio con il candelabro. « Oppure lasciano vedere chi siamo veramente!» risposi. Un freddo innaturale silenzio scese tra di noi rotto solamente dal ticchettare della pendola che era aumentato. «Dipende dall'immagine che essi riflettono!» disse con calma il prete «Già! O che non riflettono! Tu non sei un sacerdote!» dissi. La figura si girò lentamente dicendo: «Bravo! Ti avevo ingannato nuovamente Varney! E' questo il tuo nome! Scott Varney. Ricordi?» Sì! Ora ricordavo esattamente il mio nome, la mia vita e... la morte! Ma chi era lui per sapere tutto questo di me? «Non ricordi ancora? Non ti rammenti più del tuo vecchio amico Estèban? Il tuo amico Spagnolo?Io posso assumere tutte le identità!» disse ridendo. Rimasi ammutolito. Era lui! Estèban Carrillo! Studente di medicina che io conobbi a Londra nel 1835. Non che mi sia mai stato molto simpatico anzi odio gli indiscreti ma non avevo una buona ragione per allontanarlo fino a che una sera non scoprii chi fosse in realtà. Lo trovai chinato per terra in un vicolo, pensai si sentisse male ma quando si girò verso di me non riconobbi il suo viso: era stato sostituito da quello di un mostro assetato di sangue. L'avevo scoperto con l'ennesima vittima della sua implacabile sete. Cercò di convincermi a diventare come lui ma rifiutai. L'ultima cosa che ricordo è il rumore di una carrozza lanciata al galoppo, un impatto tremendo e... l'oscurità. «Allora? Tornata la memoria? Vampiro dall'animo umano che non sei capace a mordere neanche un prete?» disse sprezzante Estèban. «Forse un prete no! Ma un mostro come te si!» risposi. «Mi stai sfidando? Cosa? Lord Varney mi sfida ?! Sei stato il mio più grande errore Varney! Ora è tempo che io rimedi per sempre.» disse Estèban. Quello che accadde negli istanti seguenti fu talmente veloce intenso e carico d'odio da essere devastante. Estèban si muoveva rapidamente quasi da risultare invisibile. Facevamo dei salti che pareva volassimo per poi scontrarci in alto infergendoci delle ferite al viso ed al corpo le quali prontamente si rimarginavano. L'unico punto debole era il cuore ed infatti io cercavo di non esporre il torace ai suoi colpi, cosa che lui stranamente non faceva anzi con mossa plateale mi disse: «Dai. Su. Colpisci! Affonda la mano nel mio petto.» No. Qualcosa non andava! Estèban non era il tipo da concedere un vantaggio ma il ticchettio della pendola m'impediva di pensare facendosi sempre più forte. Vidi Estèban saltarmi addosso dalle travi del soffitto ed istintivamente mi scansai; lui piombò sul pavimento restando con il torace infilzato da un pezzo di legno. Pensai fosse finita ma poi udii la sua spezzante risata e lo vidi risollevarsi lievitando a mezz'aria. 
«Sorpreso? Ah! Che faccia hai fatto. Non sono morto perchè il mio cuore non e' nel mio petto. Trovalo! Lord Varney e ti salverai. Ma io non credo.» disse sprezzante Estèban. Deve aver nascosto il cuore da qualche parte ma dove? E poi un cuore pulsante! Ah.. se questa dannata pendola la finisse con il suo ticchettio. E' sempre più forte! Ebbi un'idea. Era pazzesco ma... la pendola! Più Estèban si muoveva più il rumore aumentava. «Allora? Pronto a morire di nuovo?» disse Estèban. «Fossi in te non ci conterei troppo!» risposi staccando la gamba di una sedia dirigendomi verso la pendola. Estèban mi guardava fluttuando a mezz'aria la sua baldanza si era trasformata in preoccupazione. Giunto vicino all'orologio non ebbi più dubbi! Udivo chiaramente un battito accelerato. Sentivo la sua paura. «Che fai? Allontanati da»!» urlò Estèban. «Dai! Lascia che veda l'ora della tua morte caro "amico"» Risposi guardandolo. Per la prima volta lessi il terrore e l'angoscia nei suoi occhi dilatati mentre il rumore della pendola mi risuonava nelle orecchie quasi a sembrare un gemito angosciato. Lo guardai in faccia per l'ultima volta e poi affondai la gamba della sedia nel quadrante della pendola la quale si mosse come fosse stata viva ed un torrente di sangue si riversò sino al pavimento. «Maledetto! Che hai fatto?! Possa tu essere dannato per sempre!» urlò Estèban contorcendosi come un malato in preda alle convulsioni più dolorose. Si agitava emettendo un verso acuto sospeso a mezz'aria mentre il suo corpo si scarnificava e tutti gli umori di quel marciume colavano "casualmente" sopra il suo sangue. Urlò sino a quando il suo scheletro non cadde pesantemente sul pavimento frantumandosi in una nuvola di polvere. Non fù un bello spettacolo ma provai una sensazione "liberatoria" e se non altro avevo riacquistato la mia identità. La maschera che Estèban aveva indossato per secoli era caduta definitivamente!
 
 
 
 
_______________________________
by Consulting s.r.l. 2006