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BULLISMO Pubblichiamo
lo stralcio di una drammatica lettera
Le radici del razzismo |
<<Mio figlio piccolo
frequenta la seconda media, ha 12 anni. (...) Giovedì 2 ottobre
mio figlio appena rientra in casa per il pranzo racconta che il suo compagno
Aldo è stato aggredito e picchiato da M., un ragazzo quattordicenne
che frequenta la seconda media (...).
M. non è nuovo a
queste violenze, nel maggio scorso colpì alla nuca con il tirapugni
Michele, che stramazzò al suolo e rimase in osservazione alcuni
giorni all’ospedale. Incontrai per la via la mamma di Nicola e mi disse
che non avrebbero sporto denuncia, si lamentava solo dell’atteggiamento
dei professori, che subito avevano teso a minimizzare il fatto e a spingere
affinché la cosa non trapelasse fuori della scuola. Io non la contraddissi
però pensai in cuor mio che sbagliavano a non denunciare e quindi
lasciai perdere, pur col fastidio di chi è consapevole di vedere
una cosa storta, molto storta, ma si volta dall’altra parte. Torniamo ad
Aldo. L’aggressione è avvenuta nel chiostro di buon mattino, poco
prima dell’apertura delle due scuole: Aldo stava parlando con Edoardo e
Lorenzo, si avvicinano M. e due ragazzine che cominciano a chiedere ad
Aldo gomme da masticare e caramelle. Aldo dice di non averne e continua
a parlare con Edoardo. |
Una delle scene
di bullismo |
Ma le richieste sono insistenti
fino che Aldo dice: “Ma basta con queste gomme, non ce l’ho, lasciami in
pace” e con la mano accompagna il fianco di M. a defilarsi, in modo da
poter continuare a parlare con Edoardo. M. si volta di scatto: “Tu non
mi metti le mani addosso”, gli torce un braccio, gli dà una testata
e lo sbatte contro la colonna facendogli battere anche la testa. Poi lo
trascina in un punto più defilato del chiostro e infierisce su di
lui. Gli altri urlano di lasciarlo ma non intervengono (confesserà
Edoardo a sua madre), perché dietro M. c’era un gruppo –maschi e
femmine- che aspettava l’occasione per una rissa generale. Quando mio figlio
Ludovico arriva nel chiostro trova Aldo piangente. Quando salgono in classe
il prof P. tarda a lungo (...). Più volte, riferiscono i ragazzi,
ha tolto a M. dei coltelli che usa portare nello zaino insieme al tirapugni.
Quando il prof P. torna nella sua scuola, si commenta a lungo il
fatto, poi si fa lezione. Ad ogni ora i vari prof commentano l’accaduto.
La prof M. invita Aldo a stare lontano da M., al che Aldo soggiunge: “Ma
allora non posso più fare i miei giri intorno al chiostro, perché
lo incontrerei per forza”. All’ultima ora Aldo, e M. sono portati dalla
preside (...), la quale dopo una severa ramanzina, chiede ad Aldo se ci
sono testimoni. Aldo fa i nomi di Edoardo e di Francesco. Allora la preside
dice: “Domani tornate da me coi due testimoni così che prenderemo
i giusti provvedimenti”. Poco dopo, all’uscita dalla scuola, i compagni
chiedono a Edoardo e a Lorenzo se andranno a testimoniare: Edoardo dice
sì senza tentennamenti, ma Lorenzo è più prudente:
“Io gioco nella stessa squadra di M. e poi se lo accuso lui probabilmente
mi mena. Parlerò per dare ragione ad Aldo, ma senza accusare troppo
M.” Ma il giorno dopo venerdì 3 ottobre passa invano, nessuno convoca
i ragazzi, con gran dispetto di Aldo che aspettava giustizia. Sicché
il sabato mattina 4 ottobre, alla prima ora, Aldo chiede allo professoressa
C.: “…Ma ho visto M. stamattina, sembra che non gli hanno fatto niente.
Perché non ci hanno chiamato ieri?”.
Prof.ssa: “Però l’hanno
segnalato… Perché vuoi vendicarti?”.
Aldo: “Non mi voglio vendicare,
voglio solo che lui si prenda una punizione”.
Prof.ssa: “Ma ti fa sentire
meglio che lui abbia una punizione? A te che ti importa, pensi che lui
viene a dirlo a te, di aver avuto una punizione?”
Aldo: “Sì, starei
meglio, comunque ho paura di lui, sarebbe bene che fosse punito così
che la smette”.
Prof.ssa: “Ma tu non hai
nessuno che sta con te quando arrivi a scuola?”
Aldo: “No, non c’è
nessuno perché arrivo presto, ma anche se ci fosse non cambierebbe
nulla perché anche lui ha i suoi amici e anche più grossi
di me”.
Prof.ssa C.: “Cerca di stare
lontano da M.”
A questo invito Aldo ripete
lo stesso commento già fatto due giorni prima alla prof.ssa M: “Ma
allora devo smettere di fare i miei giri intorno al chiostro, perché
lo incontrerei per forza”. Prof.ssa C.: “Non ci sono soltanto gli amici,
nella vita, si può vivere bene con la compagnia di buoni libri”.
Il dialogo è teso,
accompagnato dall’attenzione inquieta della classe, con frequenti commenti
degli alunni, al limite della rabbia, che concordano ovviamente con Aldo
e più volte esclamano: “Ha ragione Aldo, M. va punito comunque”,
ma la prof non risponde, nel mormorio generale.
Prof.ssa: “Io capisco che
hai paura, allora vai a ricreazione dalla preside e chiedile di aprire
prima la scuola”.
Aldo: “Rimane il fatto che
a lui non è successo nulla, è come se non fosse successo
niente”.
Prof.ssa: “ Basta con questo
desiderio di vendetta” e chiude la discussione aprendo il registro».
(...)
(L.F.)
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