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IL CASO - Il boom delle separazioni
e dei divorzi in Umbria
Un business per professionisti
e istituzioni |
di UBALDO VALENTINI°
Le separazioni sono in forte
aumento in Umbria: il 45% delle famiglie con figli minorenni (famiglie
regolari e di fatto) sono separate, alcune delle quali per la seconda e
terza volta. La realtà dovrebbe porre dei seri interrogativi alle
istituzioni e alle forze sociali poiché questa problematica non
può essere ignorata o e nemmeno se ne parlare solo quando la quotidianità
fa cronaca. Non se ne parla perché nessuno ha interesse mettere
a nudo una realtà che per legali, psicologi, servizi sociali e cooperative
sociali è una vera e propria manna economica. Vengono applicate
tariffe da capogiro e il genitore, sempre quello più svantaggiato,
deve fare i conti con le proprie tasche e spesso deve rinunciare a tutelare
i propri figli perché non ha soldi. I servizi sociali e le cooperative
gravano sulle tasche dei contribuenti.
In Umbria abbiamo istituzioni
pubbliche che finanziano le “Pari Opportunità”, “Telefono Rosa”
e tante altre associazione che garantiscono assistenza legale – pagata
profumatamente al massimo del tariffario dei rispettivi ordini professionali
- che, guarda caso, assistono esclusivamente le donne, anche quelle che
lavorano a nero – quindi senza reddito – e quelle che percepiscono sostanziosi
assegni di mantenimento per i figli. Per gli uomini nessuno provvede e
nessuno calcola che il padre – sovente genitore non affidatario – detratti
gli assegni di mantenimento, le spese straordinarie e sovente anche il
mutuo per la casa che ne beneficia esclusivamente l’ex moglie/compagna
e figli, non ha un quattrino in tasca e si riduce a vivere in monolocali
improvvisati o, umiliandosi, è costretto a chiedere ospitalità
a parenti ed amici. Alcuni comuni in accordo con i servizi sociali, poi,
prevedono il patrocinio gratuito per le donne e per gli uomini ma solo
se con età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65, cioè escluso
chi lotta per il rispetto della bigenitorialità e per la tutela
dei minori. Sono queste le Pari Opportunità o è piuttosto
un residuo ideologico di un femminismo inaccettabile?. |
boom delle separazioni
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Il penultimo governo Berlusconi,
nella riforma del codice di procedura civile, ha tolto la possibilità
di fare separazioni e divorzi senza legale quando c’è pieno consenso
tra i coniugi, cioè quando non c’è alcuna conflittualità.
Ciò significa gravare gli attori della separazione e del divorzio
di un ulteriore costo, spesso anche molto consistente. Perché ciò?
Perché le lobby degli ordini professionali (legali, psicologi, assistenti
sociali, cooperative, mondo cattolico ecc), fortemente presenti in Parlamento,
hanno imposto la loro logica del profitto, comunque e sempre! Il decreto
Bersani che abolisce i minimi tariffari permette di fare convenzioni con
i professionisti, contrattando le tariffe, e mettendoli a confronto e in
concorrenza. L’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori
ha stretto numerose convenzioni con legali esperti in diritto di famiglia,
psicologi di coppia e dell’età evolutiva, pedagogisti ed educatori,
mediatori familiari e sociologi offrendo ai propri soci una drastica riduzione
dei costi e permettendo loro – nei fatti – la possibilità
di tutelare i diritti dei figli e i propri.
*Portavoce
dell’ Associazione Genitori
Separati per la Tutela
dei Minori
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