di P. F. GRAZIOLI
(segue dal numero precedente)
Entrai dalle cucine
e salii le scale, mi trovai in ciò che era stato un grande salone.
Tutto era scuro, ed i mobili coperti di ragnatele davano un qualcosa di
surreale all’atmosfera; ma a me piaceva, ero perfettamente a mio agio.
M’incamminai per accedere al piano superiore, ed a metà strada,
un ‘odore, qualcosa di forte che conoscevo ma non ricordavo;
un non so che di umido e caldo mi gocciolò sulla mano.
Sangue! Guardai in alto sopra di me; vidi ciò che restava
di un uomo appeso a testa in giù , provai nuovamente quella
sensazione, più forte; era lì! Ciò
che cercavo era lì da qualche parte nascosto nell’oscurità.
Mi ritrassi velocemente, se devo essere sincero non lo feci per paura,
ma per evitare che quella pioggerella di sangue mi sporcasse il soprabito
in pelle. Chi ero per essere così avvezzo a simili orrori?
Arrivai velocemente sul pianerottolo dove trovai una porta chiusa;
la sfondai con un calcio ed un ’ essere, solo così potrei
definirlo, si avventò su di me, aveva il viso quasi
scarnificato, occhi rossi e due grossi canini che era deciso a piantare
nel mio collo; una parte di me “sentiva” d’essere estranea a tutto questo,
ma per la maggiore era normale ,e forse da molto tempo. Non mi ci
volle molto ad eliminarlo prendendogli la testa tra le mani e
spezzandogli quindi il collo, la stessa sorte toccò
agli altri tre, dopo avergli chiesto:” Dov’è il vostro padrone?”.
Non risposero e dato che la fedeltà và premiata, uccisi anche
gli altri loro usando uno strano coltello che , non so come portavo
inclinato nella cintura ; tutto ciò non mi turbava,
anzi sapevo di fare la cosa giusta ,ero come preso da un delirio di onnipotenza
. Ripresi a cercare per la casa, quando appena giunto in soffitta,
vidi un’ ombra scura chinata presso un corpo; mi piantai fermo
preparandomi allo scontro, la figura si voltò guardandomi immobile;
la luce della luna illuminava quel macabro palcoscenico del quale
noi eravamo gli attori; fu allora che lo riconobbi, era un prete!
Si! Un sacerdote il quale mi disse :” Credi sia io il nemico?
Le cose non sono ciò che sembrano, hai ucciso i suoi
servi , altri disgraziati trasformati da lui; ma chi cerchi non è
qui.”. Una sensazione di dubbio iniziava a farsi strada nella mia
mente;”mi dica Padre,che ci fa qui?”,”come te voglio eliminare il male!
Lo sto facendo da molto tempo, procurando molte noie a chi sai tu; ora
, lui ha deciso di eliminarmi servendosi di te!”. Rimasi interdetto, certo
il prete non poteva essere un vampiro ed indossare i simboli cristiani
allo stesso tempo; volevo andare sino in fondo, quindi gli dissi:”Dimostrami
che non menti!” “ Vieni ,c’è qualcosa che devi vedere” mi disse.
Mi condusse in quello che era stato un salotto tanto tempo fa, accese
un candelabro e lo sollevò per illuminare un quadro;
restai di sasso! Era il soldato Spagnolo della grotta! Con due grossi
canini affilati! “Capito ora? Lui si è servito di te per cercare
d’eliminarmi , ma ora possiamo batterlo anche perché
la tua trasformazione in vampiro non e’ completa!” disse il prete. Cominciarono
ad affiorare ricordi sempre più chiari, i sogni tormentati
per essere stato strappato prematuramente alla vita, la mano ignota
che lo aveva fatto , la sete di vendetta non estinta; tutto ciò
aveva fatto di me un non morto , solo che non ne ero cosciente. Poi
una grande consapevolezza si fece largo dentro di me, e dissi al prete:”lei
ha ragione Padre, ma vede, io ho tanta sete! E senza esitare
affondai i miei denti nel suo collo.
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