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TEATRO - Ecco la nuova stagione di prosa
Sedici spettacoli e una
miriade di repliche
La stagione di prosa del Teatro Morlacchi ne offre più di uno 
di spettacoli che meritano un’uscita serale.

di MARIA CISTINA MANCINI

Torna l’autunno, cadono le foglie e andiamo in letargo. Si esce di meno e quando lo si fa, c’è sempre un buon motivo. La stagione di prosa del Teatro Morlacchi ne offre più di uno di spettacoli che meritano un’uscita serale. A cominciare dall’apertura della stagione il 15 e 16 ottobre con “Radio Clandestina” e “Scemo di guerra”di e con Ascanio Celestini, presenza costante nei teatri dell’Umbria, ma il cartellone si presenta ricco e impegnato sul fronte della rivisitazione dei classici con qualche sprazzo di novità. Ritroviamo le vicende di Omero nell’”Odissea” di Mario Perrotta (29 e 30 ottobre) che, con guizzi di tensione poetica,  crea il corto circuito tra mito e quotidiano. Ugo Pagliai e Paola Gassman sono gli interpreti di “Enrico IV” di Luigi Pirandello, testo sulla pazzia e sul rapporto inestricabile tra finzione e realtà, Elena Bucci è “Hedda Gabler” di Henrik Ibsen, Lina Sarti e Luca de Filippo sono in scena con “Filumena Maturano”. E ancora Franco Branciaroli è “Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes e Luca Zingaretti porta tutti i sapori e i colori della Sicilia in un testo di Tomasi di Lampedusa “La Sirena”.  E ancora Pirandello con “Così è (se vi pare)” un lavoro corale di Massimo Castri che vinse nel 1980 il Premio Ubu come miglior regia. Dunque, i nomi più prestigiosi del teatro italiano ci sono tutti, ma i giovani? Beh, spettacoli per un pubblico meno ingessato ci sono, anche se in misura minore. Ecco, allora “La panne. Ovvero la notte più bella della mia vita” di Friedrich Durrenmatt, un divertente spettacolo che costringe il protagonista dopo un incidente a trovare ospitalità in casa di un vecchio giudice che ha uno strano passatempo, il tanto discusso “Gomorra” di Roberto Saviano e Mario Gelardi, “Il Dio della carneficina” di Yasmina Reza, un testo sulla tolleranza con la presenza di Silvio Orlando e “Happy family” di Alessandro Genovesi che esordisce come drammaturgo vincendo il Premio Riccione per il teatro. Non è finita qui perché non mancheranno le risate con “Rumori fuori scena” di Michael Frayn, macchina teatrale perfetta che gioca sulle fobie e sulle invidie dell’uomo, “Il popolo non ha pane? Diamogli le brioche” di e con Filippo Timi e per concludere una produzione dello Stabile dell’Umbria “Il vicario” di Rolf Hochhuth. Sedici spettacoli, una miriade di repliche e diciannove teatri coinvolti. Non poco per una piccola regione come l’Umbria, non sempre sensibile al valore della cultura.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 



Il teatro Morlacchi

Lina Sastri
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
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by Consulting s.r.l. 2006