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TASSA RIFIUTI - La questione dell'IVA non dovuta sta diventando un caso nazionale
Righi: "Avevamo ragione noi"
Eugenio Righi, esperto di tributi locali, ripercorre le tappe di una battaglia condotta in solitudine 
dalle pagine di Free Press.

di MAURIZIO VIGNAROLI

Alla fine c'è voluto che la Guardia di Finanza si presentasse negli uffici di P.te Rio per convincere la Gesenu a prendere "spontaneamente" in considerazione la possibilità di rimborsare l'Iva del 10% "applicata in modo illegittimo sulle cartelle 2006/2007 e 2008" come ripetutamente sostenuto dal dott. Eugenio Righi sulle pagine del nostro giornale.
Della questione, dopo Free Press, se ne sono occupate autorevoli testate di economia come "Italia Oggi" e "Libero Mercato".
Dott.  Righi cosa l'ha spinta ad iniziare questa battaglia? 
Nel giugno 2006 ho ricevuto la cartella di pagamento della Gesenu ed è stato un fulmine a ciel sereno. Fino ad allora come tutti pagavo la TARSU e non c'erano avvisaglie di questo cambiamento radicale. Con la TIA c'è stato un aumento del 60 - 70 % rispetto a prima ed in più l'iva del 10%, a mio avviso, non era assolutamente da applicare al caso di specie
Da cosa deriva la sua sicurezza in materia di tributi locali?
Prima di terminare la mia carriera come direttore amministrativo dell'Ospedale di Perugia, ho avuto una lunga esperienza in canpo fiscale. Sono stato direttore delle Imposte di Consumo al comune di Sesto San Giovanni (Milano) e contemporaneamente nominato assistente di Scienze delle Finanze e Diritto Finanziario all'Università di Parma prima e di Pavia poi. A Parma ho avuto come professore Antonio Pesenti, il primo ministro delle finanze della repubblica italiana, era comunista ma un gentiluomo eccezionale. Nel 1961 a Perugia ho assunto la carica di direttore delle Imposte di Consumo ed ho realizzato un trattato di 646 pagine proprio su questo tipo di imposte. Inoltre dal 1959 sono redattore per i tributi locali del Bollettino Tributario di Informazione di Milano, un quindici-nale estremamente aggiornato.
Complimenti...ma tornando ad oggi...?
...Mi dispiace aprire una parentesi polemica ma... chi dice di essersi interessato da oltre 5 mesi al problema... beh! Io posso dire che appena nel giugno 2006 mi sono reso conto che le cose non erano corrette.
Ha avuto contatti con associazioni di categoria stimolandole in questo senso?
A settembre 2006 ho contattato la Confcommercio nella persona del presidente provinciale lng. Mencaroni che è stato l'unico ad alzare la voce nei confronti del comune. Ho messo a disposizione una bozza di ricorso e uno schema di obiezioni nei confronti del comune di Perugia e della Gesenu. Inizialmente il rapporto andava benissimo, c'era una richiesta continua di dati e di incontri, poi a un certo punto la Confcommercio si è defilata.
Perchè?
Non c'era un grande interesse da parte dei loro associati in quanto la possibilità dei commercianti di scaricare IVA applicata come uno dei costi di gestione della propria attività rendeva irrilevante il pagamento o meno di questo importo.
Ma oltre all'IVA non dovuta il problema TIA è più ampio, in che senso?
Principalmente ho voluto contestare la pretesa di applicare un tributo, perchè la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è in realtà un tributo e non una tariffa, per giunta senza un limite di aumenti all'infinito. Il decreto Ronchi art. 49 del 1997 su cui si fonda la TIA, non prevede nessun limite all'applicazione del corrispettivo in quanto commisurato alla copertura del costo complessivo del servizio compresi gli investimenti. Quindi un limite vago, non controllabile dal singolo cittadino, non previsto dal regolamento di attuazione predisposto dal comune e quindi in contrasto con quanto prevede l'articolo 23 della costituzione secondo il quale "nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base ad una legge".
Quindi non con un provvedimento amministrativo come poi è avvenuto...
Esattamente. Solo in base ad una legge è possibile ciò perchè solo una legge è l'emanazione del potere che noi cittadini abbiamo dato al parlamento attraverso il nostro voto. E' la legge che determina: chi deve pagate, il presupposto in base al quale si deve pagare e la misura massima del tributo che si deve pagare.
E in questo caso cosa mancherebbe?
La misura massima o aliquota in base alla quale si deve pagare. Per questo ho impugnato l'avviso di accertamento e fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale mettendo a disposizione la bozza sia alla Confcommercio che ai partiti politici dell'opposizione (FI e AN) i quali purtroppo si sono avvalsi solo parzialmente di questa opportunità. (solo FI di Foligno ha indetto tre conferenze informative con i cittadini). Il comune di Perugia ha fissato i criteri per l'applicazione della tariffa nel regolamento solo con un atto aministrativo, la cosa strana è che nessuno dell'opposizio-ne ha contestato così che è diventato definitivo essendo trascorsi i termini per la sua impugnazione davanti al TAR (tribunale amm.ivo reg.le). 
E' soddisfatto che la Guardia di Finanza ha invitato la Gesenu a restituire gli importi dell'IVA? 
Certamente. E' una cosa rilevante, che fa onore alla Guardia di Finanza in quanto ha dato utili indicazioni sulla corretta interpretazione della legge anche se in questo caso contrarie agli interessi dello Stato. Comunque già molti comuni nel 2006 hanno scelto di non appliacre la TIA ritenuto più equo applicare la vecchia TARSU (ndr. ben 13 su 20 tra i quali Bologna, Milano e Ancona)
Cosa auspica per i prossimi giorni?
Una risposta all'interpello da parte del Ministero delle Finanze che dovrebbe inviare le proprie indicazioni all'A-genzia delle Entrate, che a sua volta dovrebbe farle proprie e darne comunicazione ai contribuenti che hanno fatto l'interpello. Ma insisto, la vittoria definitiva è quella del riconoscimento di incosti-tuzionalità della tariffa fissata dal comune di Perugia e riscossa dalla Gesenu.
   


Dott. Eugenio Righi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
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by Consulting s.r.l. 2006