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Un primo passo ma insufficiente

Dott.ssa CRISTIANA GAMBELUNGHE*


La riforma Gelmini, presenta senz'altro punti di buon senso e condivisibili, uno dei quali è lo scatto di stipendio legato alla produzione scientifica.Tuttavia vi sono degli aspetti poco chiari che se non bene inquadrati, rischiano di determinare un nulla di fatto all'italiana. Uno di questi, ad esempio, riguarda il problema delle pubblicazioni scientifiche che incideranno sugli scatti di anzianità e sul relativo stipendio. Quali saranno i criteri di valutazione? Per le Facoltà scientifiche si adottano indici di valutazione internazionalmente riconosciuti. Dovranno comunque essere definiti a priori dei criteri oggettivi sia di tipo qualitativo che quantitativo per delineare il merito e le differenze salariali. Quante pubblicazioni all'anno esprimono il merito? A quale tipo di riviste si dà valore (esclusivamente internazionali e con indice di impatto al di sopra di un certo limite)? Se la situazione è poco chiara per le Facoltà scientifiche non parliamo di quelle umanistiche, dove esprimere criteri di merito sul tipo di pubblicazione è molto più complesso. Altro punto che può impensierire sono i tagli che rendono la nostra ricerca tra le meno finanziate del mondo occidentale, con età di ingresso nel mondo accademico e stipendi iniziali al limite del ridicolo, insomma ancora notevoli difficoltà per un giovane laureato di talento che desidera intraprendere questa strada che nonostante tutto considero ancora meritevole di ogni sforzo. Non dimentichiamoci infine che oltre ai fannulloni, su cui sì a ragione si punta il dito, la grande maggioranza dei ricercatori e professori lavorano sia nella ricerca che nella didattica (recentemente moltiplicata dall'introduzione delle lauree triennali che spesso prevedono anche spostamenti fuori sede), ben al di là dei propri compiti istituzionali e dello stipendio percepito. 

*Ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, 
Università degli Studi di Perugia
 

 
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