Homepage
Primo Piano
Inchieste
Cronache Vere
Salute e Benessere
Fatti e Misfatti
Perugia di Giorno e di Notte
Supporto Primo piano
Redazione
Il giornale
SOS Free Press
Scrivici
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Il CORSIVO
Scardinare lo strapotere dei Baroni

Prof. STEFANO RUFINI*


Riforma universitaria. Inesistente come il cavaliere di Calvino o come i dati di molte pubblicazioni scientifiche. L'uni-versità potrà dirsi rinnovata solo quando ad ognuno verrà riconosciuto il suo ruolo indipendentemente dal cognome che porta, dalla appartenenza a gruppi di potere politico o religioso  o corporativo. Se ci fosse stata davvero la volontà di innovare l’univer-sità italiana,  avrebbero dovuto scardinare  lo strapotere dei soliti baroni impedendo loro di continuare ad assumere solo figli di colleghi, avrebbero dovuto  prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli, eliminando per esempio tutte le pubblicazioni con decine di  nomi di  persone appartenenti a  discipline diverse. Un trucco che i soliti furbetti usano come scambio di favori per costruire in breve tempo carriere a persone che non hanno dedicato un giorno alla ricerca scientifica.
Luminari ai vertici e bambocci dal cognome ricorrente che risultano  presenti in miriadi di lavori ogni anno. C'è da chiedersi quando riescano a trovare il tempo per dormire impegnati come sono a spaziare in tutti i settori dello scibile. La ricerca scientifica da sempre  la fanno i giovani, quelli che all'università occupano posti precari  di tecnico, di usciere, di contrattista, di specializzando. Quelli che qualche volta ricevono l'elemosina di una borsa di studio o di un assegno di ricerca ed in cambio devono  rinunciare al proprio nome sulla pubblicazione o a presentarsi a concorsi pilotati di cui si conosce da anni il none  del  vincitore. (o meglio il cognome) I professori dovrebbero fare gli insegnanti. Invece non una parola, in questa “riforma” all'insegnamento, alle modalità con cui si trasmettono nozioni ed informazioni, ai sistemi per valutare impegno e capacità nel “professare”le proprie conoscenze. Docenti che non hanno nessun interesse a perdere tempo con gli studenti visto che l'unico parametro con cui verranno valutati sarà quello della mole delle pubblicazioni, che demandano a specializzandi o dottorandi il compito di insegnare al loro posto e quando si degnano di andare in aula, arrivano con diapositive risalenti al ventennio, od argomenti che non hanno niente a che fare col programma dell'esame. Questa  riforma universitaria, talmente aperta che ha richiesto per la nona volta il ricorso al voto di fiducia,  appare più il solito spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di chi, figlio dello stesso sistema, non ha nessun interesse che le cose cambino.

*Professore associato
in biochimica e patologia clinica, 
facoltà di medicina e chirurgia 
Università di Perugia 

 
_______________________________
by Consulting s.r.l. 2006